2022: un annus horribilis da non ripetere

Al termine di questo anno terribile in quanto ad attacchi da lupo (oltre 70), capi predati (vicini a 300) e allevatori colpiti (62),

l’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori intende:

–    elogiare e ringraziare gli allevatori che non si sono scoraggiati e hanno continuato la loro preziosa attività a favore di tutta la collettività;

–    esprimere la propria vicinanza e comprensione a coloro che invece hanno smesso;

–    ringraziare le autorità comunali e i dirigenti di varie associazioni locali e cantonali che hanno dimostrato partecipazione e solidarietà alla causa sollecitando il Consiglio di Stato e il Consiglio federale ad agire con maggior determinazione per limitare l’espansione del lupo;

–    ringraziare quei media, quei politici e quei numerosi cittadini che con i loro scritti hanno permesso all’opinione pubblica di comprendere la portata della problematica;

–    ringraziare i nostri associati per il loro sostegno e la loro partecipazione attiva;

–    stigmatizzare tutti coloro che a livello europeo, svizzero e locale continuano a negare i problemi che il lupo causa alla pastorizia e a sostenere la conciliabilità tra allevamento di montagna e grande predatore;

–    sollecitare ancora una volta le Autorità cantonali e federali ad affrontare celermente e in modo pragmatico la problematica, agendo seriamente affinché il numero dei lupi presenti in Svizzera sia drasticamente diminuito;

–    augurare a tutte e a tutti che il 2023 porti finalmente saggezza nelle decisioni istituzionali e un po’ di serenità agli allevatori e ai cittadini vicini alla realtà rurale.

Foto: USC

Abbattimento del primo lupo in Ticino: un primo passo verso una migliore gestione del problema.

Comunicato stampa APTdaiGP del 2.12.2022

L’abbattimento di un giovane lupo ad Aquila lo scorso 28 novembre merita senz’altro alcune puntualizzazioni.

Innanzitutto è giusto dare atto alla direzione del Dipartimento del Territorio di essersi attivata in modo celere e deciso, pur nel rispetto delle leggi in vigore, portando a termine il suo compito. È la prima volta che succede e speriamo che, come da noi richiesto già durante la scorsa estate, si possa continuare con le stesse modalità. Auspichiamo quindi che con la stessa coerenza e determinazione si affronti l’abbattimento del lupo M187 e gli altri casi già segnalati a più riprese.

D’altra parte è pure importante sottolineare che non è vero che l’uccisione di questo giovane lupo non cambierà nulla: si tratta di un esemplareche stava imparando come sia più proficuo, in rapporto a “costi e benefici”, cibarsi di animali domestici sul fondovalle piuttosto che inseguire selvatici sulle montagne. E tale comportamento l’avrebbe poi ripetuto in futuro e trasmesso ai suoi discendenti.

Da ricordare pure a chi è sensibile al benessere animale che questo lupo non ha sofferto mentre gli oltre 280 animali domestici che sono stati predati durante questo infausto 2022 non hanno avuto il medesimo trattamento: il terrore, i morsi, le sofferenze e l’agonia, spesso durate anche ore, possono solo essere immaginate. Non è infatti vero che il lupo si limita ad afferrare la preda al collo e in pochi secondi è morta. Niente gli vieta -e basta scorrere dei filmati di predazioni non limitandosi a documentari edulcorati per rendersene conto- di cibarsi delle loro vittime mentre sono ancora vive.

Che questo lupo sia stato ucciso davanti a una stalla non lontano dall’abitato di Aquila non è un caso. Anche se siamo soltanto all’inizio dell’inverno, molti lupi vivono e si spostano quotidianamente sul fondovalle. Ogni giorno infatti vengono riportati avvistamenti anche diurni vicino ad abitati. E chissà quanti altri casi non vengono nemmeno segnalati. Bene hanno quindidiversi deputati e deputate a interpellare il Consiglio di Stato su questa problematica.Nessuno può escludere con certezza che non ci siano rischi per la popolazione;infatti tra questi lupi possono esserci degli ibridi che sono tra i lupi più pericolosi per l’uomo. E che secondo la legge dovrebbero essere eliminati.

È certo che questi esemplari che girano anche nei pressi dei nostri villaggi non sono di certo quei lupi selvatici, schivi e timorosi dell’uomo che fuggono all’impazzata e che se ne stanno alla larga dagli allevamenti tanto decantati.

Sono lupi che hanno acquisito assuefazione all’odore umano, che osano entrare nelle recinzioni e forse anche nelle stalle, che hanno fatto l’esperienza che per loro l’uomo non rappresenta alcun pericolo, che denotano un comportamento anomalo rispetto al vero luposelvatico.

Rappresentano quindi un potenziale pericolo per la popolazione e non solo un rischioconcreto per gli allevamenti durante la stagione invernalee soprattutto durante il periodo primaverile ed estivo.

Evitiamo quindi di continuare a sottovalutare un problema che interessa tutta la popolazione e adottiamo finalmente ogni modalità per diminuireil numero di lupi in Ticino e per inselvatichire quelli che resteranno.

Per informazioni: Armando Donati, presidente APTdaiGP, tel. 091 755 12 94.

Gli avvocati del lupo incolpano le vittime

Comunicato stampa APTdaiGP del 15.11.2022

Ancora una volta il Gruppo Lupo Svizzera si scaglia in modo ingiustificabile e vergognoso contro gli allevatori ticinesi diffondendo dati errati. Infatti non è vero che il 98% degli animali uccisi dal lupo nel nostro Cantone, secondo i dati dell’Ufficio caccia e pesca, sarebbero stati predati “in situazioni completamente prive di protezione”.

Nel 34% dei casi gli animali erano “non adeguatamente protetti” (definizione UCP). Significa che gli allevatori avevano cercato di proteggere i propri animali ma che, nonostante ciò, il lupo era riuscito ugualmente a predare o a fare strage. Essendo un animale estremamente scaltro e intelligente riesce a saltare recinzioni elettriche, a creare un buco per passare sotto le recinzioni metalliche fisse o, ancora, a evadere la vigilanza del pastore e dei cani ed a predare nel momento opportuno. Ad esempio sull’alpe Cavanna in Val Bedretto con ovini custoditi da un pastore con cani da protezione è bastata una serata di pioggia e nebbia (l’unica di questa estate siccitosa) per sferrare l’attacco e uccidere 9 pecore e ferirne altre due.

Inoltre, nel 40% dei casi la predazione è avvenuta su alpeggi “non proteggibili” (definizione UCP) e i capi predati in queste circostanze sono oltre 100 tra i quali vi sono anche giovani bovini e equini.

Le prime ricerche per valutare le possibilità di protezione delle greggi al pascolo in Ticino risalgono ai primi anni 2000. Tutte sono arrivate alla conclusione che in molte situazioni le misure previste a livello federale (recinzioni e cani da protezione) non avrebbero potuto essere applicate. Nel 2017 lo studio-pilota di Agridea, finanziato dalla Confederazione e dal Cantone, aveva concluso che il 70% degli alpeggi ticinesi esaminati e caricati con ovini e caprini non sono proteggibili.

Nel frattempo alcuni di questi alpeggi sono stati abbandonati. Altri sono stati ancora utilizzati con esiti a volte drammatici. Sei alpeggi durante la scorsa estate sono stati scaricati anticipatamente, poiché il lupo aveva pesantemente predato.

Soltanto nel 9% dei casi segnalati quest’anno gli animali sono stati definiti come “non protetti”. Significa che in questi casi, secondo le valutazioni dell’UCP e della Consulenza agricola, l’allevatore avrebbe potuto/dovuto proteggere meglio gli animali. Sempre secondo i dati del Cantone nelle tre predazioni in cui il gregge è stato definito “adeguatamente protetto” (6% dei casi) gli animali erano all’interno di una recinzione elettrificata realizzata a regola d’arte e il lupo è riuscito ugualmente a entrare.

È evidente che per il Gruppo Lupo Svizzera il concetto di “non proteggibilità” rimane attivamente o passivamente sconosciuto. Questa ignoranza non ha impedito loro di formulare intollerabili processi alle intenzioni quando scrivono che gli allevatori ticinesi si rifiuterebbero di adottare le misure di protezione solo per fare pressione sulle autorità (!). Un’affermazione grave e assolutamente inaccettabile verso le vere vittime delle predazioni.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà agli allevatori ticinesi che si stanno invece adoperando con grande impegno, dedicando molte ore di lavoro e fatiche impensabili per proteggere, laddove possibile, i loro animali al pascolo. Più di così non possono e non potranno fare e questa loro sofferenza non può venire banalizzata. Infatti parecchi stanno valutando di smettere (oppure l’hanno già fatto) nonostante la passione per la loro professione che finora li ha sorretti.

Stigmatizziamo quindi e senza alcuna remora le affermazioni ostili e offensive del Gruppo Lupo Svizzera che invece di promuovere il dialogo e diffondere informazioni oggettive e veritiere (come dichiarato nei propri scopi) si sta manifestamente adoperando per avvelenare inutilmente il dibattito attorno alla questione dei grandi predatori.

Per ulteriori informazioni

Armando Donati, presidente (079 412 32 17)

Sandro Rusconi, vicepresidente (079 375 68 76)

COMUNICATO STAMPA: abbattimento di un lupo in Valle di Blenio.

La notizia della decisione di abbattimento del lupo che in Valle di Blenio nel corso della scorsa estate aveva predato almeno due vitelle viene accolta positivamente dall’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori (APTdaiGP). Finalmente anche il nostro Consiglio di Stato prende atto del margine di manovra che l’Ordinanza federale sulla caccia concede agli esecutivi cantonali per l’abbattimento di singoli lupi che recano danni ingenti agli allevamenti !

Infatti nella lettera consegnata al Consiglio di Stato il 31 agosto 2022 da parte dell’Unione contadini ticinesi e dall’APTdaiGP e firmata anche dalla Federazione dei consorzi di allevamento, dai Giovani contadini ticinesi, dalla STEA e dall’ALPA venivano indicati ben 9 lupi che avevano già oltrepassato il limite di capi predati previsti dalla Strategia lupo e che quindi occorreva procedere alla verifica delle condizioni per un eventuale abbattimento.

Da allora sono trascorsi due mesi e finalmente una prima decisione è arrivata.

E`evidente che se i tempi per le analisi del DNA  fossero meno lenti, ciò permetterebbe di agire con una tempistica molto migliore: si eviterebbero ulteriori predazioni (come specificato nella Strategia lupo svizzera), vi sarebbe una migliore possibilità di essere concretizzata nonché una maggior efficacia sul comportamento dei lupi problematici.

Anche la decisione di far capo alla collaborazione di cacciatori scelti viene salutata positivamente: noi l’avevamo già proposta quando si trattava di abbattere il lupo sopra Bosco Gurin e se ora anche il canton Ticino ha aderito a questa possibilità è grazie a interventi della nostra Associazione federale e dell’Unione contadini ticinesi presso la consigliera federale Sommaruga che di fronte a una domanda precisa aveva risposto che non vedeva ostacoli giuridici a chiedere l’intervento di cacciatori scelti come già praticato da altri cantoni.

Assemblea del 25 ottobre dell’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori: folta partecipazione fra costernazione e speranze.

Comunicato stampa:

L’assemblea tenutasi nella sala patriziale di Lodrino ha visto una folta partecipazione di soci (oltre 70), diverse autorità patriziali e comunali, ideputati al Gran Consiglio Soldati, Ortelli, Schnellmann, Minotti e Genini nonchéil consigliere nazionale Piero Marchesi.

Il Rapporto presidenziale ha evidenziato comerispetto agli anni precedenti, nell’anno 2022 vi sia stato un aumento enorme di predazioni, sia per numero di animali uccisi (oltre 240), sia per tipo di animali (non solo ovicaprini ma anche bovinie asini) e pure di allevatori colpiti (quasi 50). 

Sempre dal medesimo rapporto l’assemblea ha preso atto del fortesostegno e della solidarietà riscontrati da parte di numerosi enti locali (comuni, patriziati, associazioni agricole ed enti vari) che si sono adoperati in varie occasioni per sollecitare il Governo a interventi maggiormente incisivi.

Queste numerose lettere si sono aggiunte a quelle inviate dalla nostra Associazionee dall’Unione contadini ticinesi,che purtroppohanno ottenuto scarsa attenzione o risposte evasive da parte dell’Esecutivo cantonale e dagli Uffici interessati. Gli incontri con le autorità e i funzionari non hanno sortito effetti concreti.

Per contro, il Gran Consiglio si è dimostrato sensibile ed attento con diversiatti parlamentari, in particolare con l’approvazione a larga maggioranza della mozione Genini.È stata proprio la costatazione dell’atteggiamento ostinatamente inerziale del Governo e dell’evidente scollamento fra Esecutivo e Legislativo (nonché la società civile) a sconcertare maggiormente la sala.

Gli interventi da parte dei partecipanti sono stati numerosi, accorati e pertinenti. Il Comitato ha preso buona nota dei numerosi suggerimenti ed è rimasto sorpreso positivamente da questa rinnovata vivacità.

Non è mancata qualche evocazione della possibilità/necessità di passare alla difesa fai-da-te. Simili richiami al superamento della legalità indicano inequivocabilmente come vi sia la netta percezione che lo Stato non agisca in maniera sufficiente per difendere gli interessi e la sicurezza dei cittadini.

L’assemblea ha inoltre preso atto della situazione in Svizzera,con l’approvazione da parte del Consiglio degli Stati della modifica della Legge sulla caccia e nei paesi confinanti. Infine ha proceduto alla ratifica delle modifiche di statuto derivanti dal cambiamento di denominazione e dei cambiamenti in seno al Comitato.

Quando chiedi “che ore sono?” e la risposta è “fa bel tempo”

Comunicato APTdaiGP: posizione della nostra Associazione sul comunicato del Dipartimento del territorio del 9 settembre 2022.

Non siamo purtroppo in grado di applicare il galileiano “eppur si muove” per caratterizzare le azioni recenti del Dipartimento del territorio (DT).

Nel comunicato del 9 settembre il DT ha riferito di un incontro avvenuto con un rappresentante dell’UFAM in merito all’aggravarsi della situazione sul fronte lupo in Ticino. Una delle beffe più sconcertanti che rileviamo in questo comunicato è la conclusione riferita dall’UFAM sul fantomatico branco dell’Onsernone, che non potrebbe essere oggetto di regolazione preventiva per la mancata riproduzione nell’anno corrente. Nellenostre lettere al Consiglio di Statoe alla Direttrice del DATEC avevamo segnalato che non vi è nemmeno prova formale di riproduzione nell’anno precedente e che per questa ragione il “branco” non potrebbe nemmeno essere considerato tale, secondo le direttive in vigore, per cui continuiamo a ritenerlo “fantomatico”. Su questo argomento è stato quindi gettato un beffardo fumogeno. Impressiona pure la costatazione che questo sia l’unico caso menzionato di possibile abbattimento. Anche nell’intervista alla RSI il Direttore dell’Ufficio caccia e pesca (UCP) si è concentrato unicamente su questo aspetto come se fosse l’unico problema, e tralasciando accuratamente di commentare gli altri casi sospetti di superamento della soglia di danno critico segnalati nella nostra lettera inviata al Consiglio di Stato in forma elettronica il 29.08 e consegnata brevi manuil 31.08.

Anche se con imperdonabile ritardo, qualcosa si è pur mosso. Dopo le ripetute pressionida parte delle associazioni di settore (soprattutto della nostra), l’UCP ha finalmente aggiornato il 9settembre sul proprio sito WEB l’elenco ufficiale delle predazioni, elenco che si era arenato allo status del 18 giugno (!).Le nostre prime verifiche hanno permesso di costatare che questo aggiornamento è lacunoso, poiché mancano all’appello almeno due predazioni importanti. Abbiamo notato anche differenze importanti sul numero di animali predati rispetto a quanto da noi meticolosamente accertato. Vien da dire “esercizio NON riuscito”.

Una costatazione particolarmente scoraggiante è che in molti casi di attacchielencati nel sito, l’indicazione lapidaria è “animali non adeguatamente protetti”. Ci permettiamo di sottolineare come questa valutazione venga effettuata seduta stante da un singolo funzionario che non può nemmeno basarsi su una lista ufficiale e standardizzata delle condizioni da verificare. Per questa ragione la valutazione deve essere considerata come “soggettiva” e dovrebbe essere impugnabile dai diretti interessati. Le conseguenze di tale valutazione sono pesanti. Da una parte il Cantone potrebbe essere tentato di ridurre il risarcimento per i capi non adeguatamente protetti, e dall’altra i capi predati non possono venire conteggiati ai fini di una procedura di abbattimento. A nostra conoscenza, i proprietari degli animali predati non hanno accesso a questo rapporto prima di ricevere la decisione di risarcimento. Sarà un nostro compito sollecitare gli uffici competenti affinché questo importante rapporto sia immediatamente reso noto ai diretti interessati e soggetto a eventuale opposizione.

Dopo aver esaminato i dati pubblicati nell’elenco, costatiamo comunque che dei nove casi problematici da noi segnalati, ne rimangono ancora pienamente aperti almeno cinque. Ad esempio non viene chiarito se il lupo che ha predato a Bosco Gurin a inizio giugno (e che è ritornato recentemente a predare nella medesima zona) appartenga effettivamente al “branco transfrontaliero” che aveva predato a Cerentino. I risultati dell’analisi del DNA di questo esemplare sono apparentemente noti e questo esemplare ha ampiamente superato la soglia di danno e potrebbe/dovrebbe essere oggetto di una procedura di abbattimento. Anche il lupo che ha ripetutamente predatouccidendoalmeno 23 capinon proteggibili in valle Leventina ha ampiamente superato la soglia di danno rilevante e una sua soppressione dovrebbeessere esaminata. Recentemente vi è stata un’altra predazione di 15 capi in Verzasca su un alpeggio non proteggibile al confine con la Val d’Iragna dove un lupo aveva predato 9 ovini lo scorso mese di agosto. Su questi casi rimane invece un assordante silenzio. Per la serie: stanno continuando i tentativi un po’ ingenui di minimizzazione e di insabbiamento e le domande formulate nella nostra lettera consegnata a Bellinzona rimangono ancora inevase.

Sono ormai diversi mesi che le nostre richieste vengono trattate in questo modo oppure che ci viene risposto con argomenti obsoleti o che suscitano altre domande. Ergo: dal punto di vista pratico non c’è purtroppo “quasi niente che si muove”.

E invece sarebbe gran tempo di accelerare, visto che dal comunicato del 9 settembre si sono registrati ancora almeno 5 eventi di predazione ed è stata confermata dopo qualche tentennamento anche la presenza di una coppia con cucciolata che si aggira in Capriasca. Per la serie: la situazione continua ad aggravarsi, ma il Cantone NON ha cambiato marcia e le sue modalità di interazione con gli allevatori e con gli enti che li rappresentano non sono mutate. Questa incomprensibile mania dirispondere evasivamente a domande precise sta diventandoassolutamente insopportabile e non fa che fomentare ulteriore apprensione e irritazione nelle cerchie interessate.

 

Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori – sezione Ticino

Armando Donati

Presidente

Sandro Rusconi

Vicepresidente