Nuova inquietante notizia dalla Val Morobbia

La notizia dell’avvistamento, tramite fotocellule piazzate dai guardiacaccia, di una nuova cucciolata di lupi in Val Morobbia non deve meravigliare. Sarà purtroppo così anche nei prossimi anni. Nel Calanda siamo già arrivati alla quinta cucciolata!
La probabilità di predazioni dei nostri animali che pascolano sugli alpi e sui monti dal mese di maggio a novembre non potrà che aumentare. Il 2015, con 46 capi predati, accertati secondo l’analisi del DNA, è stato l’anno peggiore. Il 2016 non è ancora terminato e, purtroppo, ne possono ancora capitare di fattacci, da qui al mese di dicembre.
La conseguenza sarà l’abbandono di alpi e di monti, sfruttati da secoli, nonché la diminuzione delle aziende agricole che allevano capre e pecore secondo metodi tradizionali, aziende che permettono di fabbricare ottimi prodotti (molto apprezzati), di gestire anche i territori più marginali, di assicurare un’ottima qualità di vita ai nostri animali e di mantenere un po‘ di vita anche nei villaggi più periferici delle nostre valli.
È questo lo scotto che dovremo pagare alla protezione assoluta del lupo, anche se non più a rischio di estinzione, prevista dalla legislazione federale. Siamo disposti a tanto? E dove sono finiti i cuccioli dello scorso anno di cui non si sente più parlare? Saranno emigrati altrove (in Italia? Nel Canton Uri?) a fare danni, a suscitare rabbia e sconforto tra gli allevatori, a ricevere fucilate tra le orecchie. I genitori di questi cuccioli ed ora anche i piccoli arrivati di cosa vivono? Visto che recentemente non ci sono state notizie di attacchi ad animali di reddito, non resta che pensare alla selvaggina. Infatti i cacciatori, in certe zone del Ticino, continuano a constatare un vistoso calo dei capi presenti. Quindi oltre alle aziende di allevamento dovremo sacrificare anche la caccia. La posta in gioco è questa.
Esserne coscienti è già qualcosa. Saper reagire, cambiando la legislazione, sarebbe ancora più saggio.
Ricordiamo che in caso di necessità, l’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori (ATsenzaGP) sezione Ticino offre il proprio sostegno agli allevatori colpiti, per questo vi invitiamo a contattare i seguenti recapiti telefonici (091 851 90 93 oppure 079 412 32 17).

Armando Donati,
presidente ATsenzaGP, sezione Ticino

Lupo o allevamento?

Ci sono nella vita di ogni gruppo umano avvenimenti e quindi date che segnano più di altri, nel bene e nel male, la propria storia.
Chi vive l’avvenimento in prima persona a volte non si rende conto dell’importanza del fatto ed è soltanto a posteriori che si riesce a evidenziarne la portata.
Per il tema dei grandi predatori e la lotta intrapresa per la sopravvivenza dell’allevamento di montagna cito tre date:
– 4 dicembre 2013: foto di un branco di lupi che camminano in fila indiana in mezzo alla neve, apparsa su un giornale;
– 1 settembre 2015: notizia che in Val Morobbia è stata fotografata una cucciolata;
– 9 marzo 2016: decisione del Consiglio degli Stati di non accogliere la mozione Imoberdorf (presentata dal suo successore Rieder) che intendeva rendere cacciabile il lupo.
Tutti avvenimenti negativi. Tutti con conseguenze difficilmente quantificabili, ma sicuramente disastrose per il futuro dell’allevamento di montagna.
Se per i primi due si trattava di un fatto naturale che si è ripetuto più volte negli ultimi decenni su tutto l’arco alpino e si ripeterà ancora più volte in futuro, la decisione di oggi è stata presa, con scienza e coscienza, dai nostri rappresentanti a Berna. Soltanto fra alcuni anni si potrà capire se sia stata una decisione saggia, ossia che tende verso il bene comune, oppure no.
Se fosse stata accolta, altri (consiglio nazionale, eventualmente il popolo) avrebbero potuto ancora approfondire, valutare, decidere….in un modo o nell’altro.
Votando no, si è stroncato ogni possibilità di ulteriori riflessioni.
Che mazzata, signori.
L’unica magra consolazione è che i rappresentanti del Ticino hanno votato a favore, capendo perfettamente il problema, anche aiutati dai recenti fatti e dalle molte predazioni che si stanno verificando nel nostro cantone con sempre maggior frequenza.
È vero che la mozione sarebbe entrata in conflitto con la convenzione di Berna, che eleva il lupo a specie strettamente protetta. Tuttavia io speravo che sarebbe stata l’occasione da parte della maggioranza del Consiglio degli stati per ammettere che una protezione assoluta è oggettivamente superata e di conseguenza si avrebbe avuto il coraggio di rimettere in discussione tale principio. Tra l’anno in cui è stata firmata (1979) e oggi la situazione è totalmente cambiata. È assennato non voler cambiare?
Solitamente un bene lo si protegge se è raro oppure se ha un valore superiore ad altri.
Oggettivamente il lupo non è più raro, poiché è in forte espansione su tutto l’arco alpino, Svizzera compresa. E su questi dati non ci piove. E riguardo al valore superiore, occorre amaramente prendere atto che per il Consiglio federale e per la maggioranza dei deputati l’allevamento tradizionale è meno importante del lupo. L’allevamento non è da proteggere, anzi, per loro può anche sparire!
Salvo poi scrivere ad ogni occasione che l’autorità comprende l’importanza del settore primario nelle regioni di montagna, apprezza il lavoro che i contadini svolgono per la cura del paesaggio e per l’offerta di prodotti di alta qualità e lo sostiene con i pagamenti diretti e con aiuti infrastrutturali.
Oppure scrivere di impostare la Strategia lupoin modo che l’allevamento convenzionale e tradizionale nelle regioni di montagna continui ad essere possibile senza restrizioni inaccettabili”.
Le misure di protezione proposte (recinzioni ovunque; cani da protezione per tutti) che molto spesso non sono applicabili, sono restrizioni accettabili?
Con la decisione di giovedì scorso e con i contenuti della Strategia lupo in vigore si fa esattamente il contrario. La coerenza non dovrebbe essere una virtù di chi ci governa?
È innegabile che il conflitto tra allevatori da una parte, nonché ambientalisti e autorità dall’altra, si sta acuendo.
A vantaggio di chi? Del lupo? Del settore primario? Della convivenza civile?

Armando Donati, presidente ATsenzaGP, sezione Ticino

Bilancio dopo 6 mesi di attività

Comunicato stampa ATsenzaGP, sezione Ticino: Bilancio dopo 6 mesi
Il comitato dell’Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino, si è riunito recentemente e ha steso un bilancio dei primi sei mesi di attività con particolare attenzione a ciò che è successo ai nostri allevamenti.
Per la prima volta in Ticino, da quando è ricomparso il lupo, il numero dei capi predati e ufficialmente accertati ha sfiorato le 50 unità: 40 ovini e 6 capre. Ciò significa che rispetto alla media degli ultimi 5 anni, tale numero è triplicato. In realtà i capi persi dai nostri allevatori sono molti di più, poiché quelli non ritrovati e quelli la cui predazione da lupo non ha potuto essere dimostrata con il DNA, non vengono né conteggiati né risarciti.
Le zone più colpite sono state la Val di Blenio, il Bellinzonese (Val Morobbia) e l’alto Luganese (Val Colla). Nelle ultime due regioni, le predazioni sono purtroppo continuate anche nello scorso mese di gennaio.
A questo proposito raccomandiamo agli allevatori colpiti di informarci (091 851 90 93 oppure 079 412 32 17) al momento della predazione, poiché in caso di necessità possiamo offrire la nostra consulenza. Inoltre quale Associazione che vuole sostenere gli allevatori nei confronti delle autorità e dell’opinione pubblica sapere cosa capita sul territorio è fondamentale.
La novità più inquietante del 2015 è certamente la formazione di una coppia in Val Morobbia, la seconda in Svizzera, dopo quella del Calanda presente già da 4 anni.
Mentre fino al 2014 le predazioni erano dovute prevalentemente a lupi di passaggio che si spostavano anche su lunghe distanze (il lupo che ha predato in Val Malvaglia in seguito ha ucciso animali nel canton San Gallo), ora la coppia della Morobbia si è stabilita nelle vallate attorno al Camoghè e ogni primavera metterà al mondo dei cuccioli che dopo circa un anno partiranno alla colonizzazione di altri territori e alla caccia dei nostri animali!
La nuova Strategia lupo e quella inerente la lince sono entrate in vigore il 16 gennaio scorso, ma in pratica non è cambiato nulla: per poterlo abbattere un lupo deve aver predato i soliti 25 capi in un mese e nella stessa zona (o 35 in 4 mesi) oppure deve essere un lupo potenzialmente pericoloso per l’uomo (uno che regolarmente si avvicina alle abitazioni; vedi caso Calanda). Ma l’iter amministrativo è complesso (con la possibilità di ricorso) e si può supporre che nella maggior parte dei casi non si riuscirà nemmeno a rendere operativa la decisione.
Questo non potrà che incentivare il bracconaggio (in Piemonte negli ultimi 5 anni il 28 % dei 115 lupi trovati morti erano stati uccisi di frodo).
D’altra parte il Gran Consiglio in due occasioni negli scorsi mesi ha espresso, con larga maggioranza, sostegno all’allevamento (approvando la mozione Celio per un abbassamento della soglia dei 25 e rigettando l’iniziativa Ramsauer).
Pure a livello federale una commissione delle Camere sta esaminando iniziative e mozioni (una del canton Vallese) tutte intese a diminuire la protezione del lupo, ma i tempi sono lunghissimi e intanto l’espansione del predatore sul territorio continua, le predazioni diventano sempre più numerose e non vi è più nessun luogo sicuro.
A livello ticinese siamo in attesa dello studio di Agridea (doveva essere terminato già entro fine settembre 2015) che dovrebbe indicare in quali e quanti allevamenti si potrebbero introdurre efficaci misure di protezione e quanti invece dovranno soccombere.
Anche il regolamento per determinare i risarcimenti cantonali a copertura delle spese per la ricerca dei capi e la perdita di prodotto in caso di predazioni (decisione del Gran Consiglio del marzo 2010) è atteso nelle prossime settimane.
In questi primi sei mesi abbiamo udito spesso ripetere in Ticino, ma pure fuori dai nostri confini, che gli allevatori devono poter continuare a vivere in montagna e che un territorio con mucche, capre e pecore al pascolo è una ricchezza per tutti.
Belle parole, certo, ma l’espansione del lupo lo permetterà ? E per quanto tempo ancora ?

Per il Comitato ATsenzaGP, sezione Ticino

Il Presidente, A. Donati

Comunicato stampa: lupi del Calanda

Il comitato dell’Associazione per un territorio senza grandi predatori, sezione Ticino, ha appreso con soddisfazione la comunicazione che l’Ufficio federale dell’ambiente ha affrontato con un approccio non ideologico, ma pragmatico e con senso di responsabilità nei confronti dei cittadini la problematica dei lupi del Calanda accogliendo la richiesta dei cantoni Grigioni e San Gallo di poter abbattere due giovani lupi della regione che nelle scorse settimane si avvicinavano troppo agli insediamenti. Speriamo vivamente che le restrizioni circa l’abbattimento, che da un lato si possono comprendere, non impediscano però in nessun modo di raggiungere l’obiettivo entro la data stabilita. L’esperienza di paesi esteri dove branchi di lupi si sono insediati già da qualche decennio e le ricerche condotte fuori dall’Europa dimostrano che il lupo, dopo decenni di assoluta protezione, non riconosce più nell’uomo un rischio per la propria sopravvivenza e di conseguenza si avvicina agli abitati diventando un pericolo non solo per gli allevatori ma per tutta la popolazione. Ci auguriamo che non succedano, come purtroppo è già capitato negli scorsi anni oltre i nostri confini, aggressioni da parte di lupi a persone e stigmatizziamo perciò l’atteggiamento irresponsabile del Gruppo lupo Svizzera e di altre associazioni che continuano a ostacolare, con la raccolta di firme e ricorsi, le indispensabili azioni promosse dalle autorità cantonali e federali. D’altra parte l’ATsenzaGP esprime solidarietà nei confronti degli allevatori della Val Morobbia, della Val Colla e dalla Val Cavargna; regioni che presumibilmente sono diventate l’habitat della coppia e della cucciolata di lupi che erano stati avvistati all’inizio di settembre. Se ora per le greggi è giunto il momento della stabulazione invernale nelle stalle, il problema si riproporrà in modo drammatico in primavera e in estate del prossimo anno quando gli animali dovranno di nuovo tornare al pascolo sui monti e sugli alpi di quella zona.

Il presidente dell’ATsenzaGP, sezione Ticino
Armando Donati
6693 Broglio
tel. 079 412 32 17

Il lupo una specie cacciabile?

Il lupo: una specie cacciabile?

E` dal 2012 che la coppia di lupi presente nella zona del Calanda, non lontano da Coira, mette al mondo lupacchiotti: 3 – 4 – forse 5 ogni volta. Fate voi il conto di quanti ne sono già nati in questo periodo.
Dopo appena 4 anni, le autorità dei cantoni Grigioni e San Gallo si sono già trovate costretti ad avvalersi della facoltà concessa dalla nuova ordinanza sulla caccia per chiedere all’autorità federale l’abbattimento di due di questi lupi (… solo 2 perché la quota di abbattimento non deve superare il 50% della cucciolata dell’anno!).
Il motivo, certamente inquietante e non solo per il settore agricolo: i lupi (quelli rimasti, poiché la maggior parte si disperdono in Svizzera e forse anche oltre i nostri confini) si avvicinano troppo agli insediamenti e stanno perdendo il timore per l’uomo.
Immediatamente da parte di Gruppo Lupo Svizzera è partita una petizione per chiedere alle autorità federali di non autorizzare l’abbattimento. E questa sembra avere seguito.
Come andrà a finire, lo sapremo fra qualche settimana.
A causa della coppia che si è insediata in Val Morobbia, fra 4 anni (!) in Ticino potremmo trovarci nella stessa situazione, se non peggio. Non riesco a immaginare quante predazioni saranno successe nel frattempo. E la storia si ripeterà.
Anche qui ci sarà chi si straccerà le vesti, poiché qualcuno dovrà chiedere una limitazione all’espansione. E si continuerà a ripetere che il lupo non è pericoloso, che il lupo fugge alla vista dell’uomo, che sono secoli che il lupo non uccide più persone in Ticino, che le greggi si possono proteggere, che la colpa è di chi tiene le galline accanto a casa, che ….
Una storia simile è capitata la scorsa estate quando in Francia un gruppo di allevatori hanno sequestrato per un’intera notte i responsabili del Parco della Vanoise e alla fine delle trattative hanno ottenuto l’autorizzazione all’abbattimento di 6 lupi.
Nella nostra società tutto è regolamentato: chi uccide un lupo va in prigione, chi raccoglie troppi funghi paga la multa, chi non protegge greggi e colture perde tutto e non viene indennizzato, chi non si iscrive entro una certa data … perde i sussidi.
Ditemi voi per quale ragione al mondo soltanto l’espansione del lupo dovrebbe regolarsi in modo naturale: la crescita cesserà quando non avranno più né selvaggina né animali domestici di cui cibarsi. I grandi predatori sono il vertice alto della catena alimentare, quindi non hanno antagonisti che ne contengano e regolino il numero. Evviva l’anarchia e benvenuto a chi sparerà al lupo. Coloro che, pur non essendo allevatori, affrontano l’argomento in modo razionale giungono a considerazioni e a conclusioni ben diverse.
Ne ho avuto conferma negli scorsi giorni incontrando, con i miei colleghi di comitato, i responsabili dei progetti di Parcadula e di Parco nazionale del Locarnese. Persone che riconoscono che la presenza del lupo per gli allevamenti di bestiame minuto può essere un grosso problema. Un problema che sommato a molti altri potrebbe anche far sparire dalle nostre Valli l’allevamento tradizionale di bestiame. Proprio ciò che anche loro difendono e sostengono, poiché senza animali al pascolo, senza monti falciati, senza prodotti nostrani, senza selvaggina spinta ad andarsene dalla presenza dei predatoi, che montagna sarebbe? Che parco di nuova generazione sarebbe? Ma allora sorge una domanda cruciale: si potrà cacciare il lupo nei parchi?
Nella zona periferica varranno le stesse regole già introdotte o da introdurre in Svizzera (oggi: 25 capi in un mese, 35 in 4 mesi oppure se si avvicina troppo agli abitati).
Nella zona centrale, invece, no, non potrà essere cacciato, poiché la natura deve svilupparsi liberamente. Ma i dirigenti dei parchi ci hanno assicurato che tali zone non rappresentano l’habitat ideale per una famiglia di lupi. Staremo a vedere.
E c’è anche chi, non allevatore, mi ha confermato che il lupo in futuro potrebbe anche essere un rischio per l’uomo, poiché il lupo dopo decenni di protezione assoluta non riconosce più nell’uomo un pericolo dal quale starsene alla larga, considerando anche che i lupi presenti sul territorio sembrano tutti essere degli ibridi…
Lo dicono persone che hanno vissuto esperienze di caccia fuori dalla Svizzera e lo testimoniano filmati e racconti di persone che hanno subito delle aggressioni.

Armando Donati, presidente ATsenzaGP, sezione Ticino

La Protezione Svizzera degli animali attacca ingiustamente gli allevatori

Comunicato stampa

Berna, 6 novembre 2015
La Protezione Svizzera degli animali attacca ingiustamente gli allevatori.
 
L’organizzazione «Protezione Svizzera degli animali» (PSA) in una recente petizione (http://www.protezione-animali.com/pecore_alpeggi/petizione/testo.html) chiede che i proprietari di greggi di capre e pecore non sorvegliati non siano più sostenuti per mezzo dei contributi dello Stato. Nello stesso tempo chiede una grande tolleranza rispetto alla problematica dei “grandi predatori”. In pratica la PSA accusa la maggioranza degli allevatori di negligenza. L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori respinge queste accuse e dimostra che i promotori della petizione dimostrano ignoranza in rapporto alla problematica e alle difficili condizioni di lavoro cui sono confrontati gli allevatori nelle regioni di montagna.

 
La petizione della PSA indica che circa il 2% delle 200’000 pecore alpeggiate sono disperse durante la stagione estiva. L’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori chiede quale sia la fonte di queste cifre, che sono ritenute erronee e prive di fondamento. Indipendentemente delle condizioni d’alpeggio, in effetti, gli incidenti sono inevitabili. In concreto si rileva che nonostante le misure di protezione raccomandate dalla Confederazione le stesse non escludono i continui attacchi di lupi, e di altri grandi predatori, e la conseguente predazione di pecore e capre. Le capre e le pecore che sono pascolate sugli alpeggi estivi, permettono lo sfruttamento e gestione attiva di queste aree, favorendo la biodiversità. La presenza di questo bestiame sugli alpeggi evita l’inselvatichimento dei pascoli e limita l’espansione delle foreste. Con il lancio del marchio «pecore d’alpeggio», i produttori hanno voluto promuovere in miglior modo l’immagine degli animali che trascorrono buona parte dell’anno in montagna. In questo modo si contribuisce a ridurre l’importazione di carne proveniente soventemente d’oltre mare e a dare valore aggiunto alla produzione locale a km 0.
L’organizzazione PSA chiede esplicitamente che gli alpeggi che non possono essere dotati di misure di protezione siano abbandonati! Questa rivendicazione, unitamente a quella di sopprimere i contributi d’alpeggio riconosciuti dallo Stato, danneggia e offende gli allevatori. Siamo certi che il Consiglio Federale non si lascerà impressionare dagli argomenti sostenuti per mezzo di questa petizione. D’altronde, una gran parte di chi ha sottoscritto questo esposto sono persone che non conoscono sufficientemente le difficoltà cui sono confrontati gli allevatori di bestiame che operano nelle regioni periferiche e di montagna. Se così non fosse, saprebbero che raggruppare sistematicamente le greggi in recinti, come preconizzato dalla PSA e dalle cosiddette misure di «protezione”, sono soluzioni che favoriscono la trasmissione di malattie.

Contatti per informazioni:
Georges Schnydrig, Co-Presidente dell’Associazione “Territorio Svizzero senza grandi predatori”. Tel. 078 736 62 58

Germano Mattei, Co-Presidente dell’Associazione “Territorio Svizzero senza grandi predatori”. Tel. 079 428 40 59

Comunicato stampa ATsenzaGP sezione Ticino

Comunicato stampa: Associazione per un territorio senza grandi predator

Il comitato dell’Associazione per un territorio senza grandi predatori nella propria riunione di martedì 8 settembre ha preso atto con grande preoccupazione degli eventi succedutosi in Ticino negli ultimi mesi. In particolare l’avvistamento di una cucciolata in Val Morobbia e le diverse predazioni già capitate nel corso del 2015. Dal mese di febbraio a oggi ci sono state in Ticino 7 predazioni per un totale di 18 capi uccisi (a Brione sopra Minusio, in Val di Blenio, in Val Rovana e l’ultimo caso appena successo sulle pendici del Camoghè nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre dove sono state trovate morte due capre con le tipiche ferite alla gola).
Inoltre si è saputo che soprattutto tra la Valmaggia e la Verzasca vi sono state grosse perdite in tre alpeggi diversi senza tuttavia essere riusciti a risalire alla causa della morte degli agnelli e delle pecore. Ultimamente in un caso è stato trovato dello sterco presumibilmente da lupo, per cui il dubbio che anche in questi casi le perdite siano opera di un predatore rimane.
Si è pure a conoscenza che in alcuni casi gli allevatori hanno deciso di scaricare anzitempo il loro alpe per timore di ulteriori predazioni con conseguenze non indifferenti a livello di foraggiamento e di costi di gestione dell’allevamento. Da sottolineare che anche nelle zone dei monti un certo rischio rimane in quanto il lupo o i lupi presenti in Ticino (oltre alla cucciolata stanziale della Val Morobbia) si spostano regolarmente da una zona all’altra.
Dalla Francia giungono pure notizie allarmanti: alcuni giorni or sono un gruppo di allevatori, giunti al limite della sopportazione, hanno sequestrato durante un’intera notte il presidente e il direttore del parco della Vanoise e al termine delle trattative hanno ottenuto, dal prefetto della Regione, il permesso di uccidere 6 lupi entro il 31 dicembre 2015. La ministra francese dell’ecologia, signora Ségolène Royal ha deciso che entro il 30 ottobre si recherà nella zona per discutere con i rappresentanti politici e degli allevatori se concedere l’autorizzazione a uccidere lupi anche all’interno della zona centrale del parco.
Di fronte a una tale situazione il comitato della sezione ticinese dell’ATsenzaGP saluta con favore la costituzione dell’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori che avrà luogo a Berna giovedì 10 settembre.
Il comitato è attivo per sostenere gli allevatori in difficoltà (per necessità tel. al no. 091 851 90 90 oppure 079 412 32 17) e non cesserà di far presente alle autorità e all’opinione pubblica la gravità della situazione venutasi a creare in Ticino.
Da tutte le esperienze avute finora al di fuori del Ticino, si sa che l’espansione del lupo, dal momento in cui si forma la coppia con la relativa cucciolata, è esponenziale.
Tuttavia osa lanciare un appello agli allevatori affinchè non si lascino prendere dallo scoraggiamento e, come gli allevatori francesi, sappiano difendere con tenacia un’attività nella quale finora hanno creduto.

La situazione in Ticino
Predazioni accertate con il DNA (dati Ufficio caccia e pesca)
17.12.2014 Campo VM: 5 capre
09.02.15 Brione S. Minusio – coordinate 688/134 – Predazione 3 pecore
01.05.15 Malvaglia – coordinate 721/143 – Predazione 2 capre
10.05.15 Marolta – coordinate 713/148 – Predazione 2 capre
21.05.15 Malvaglia – coordinate 722/144 – Predazione 3 pecore
25.04.15 Malvaglia – coordinate 722/143 – Predazione 3 pecore

Altre predazioni successive (da accertare al 100%)
luglio-agosto: predazione sull’alpe Cravairola (Italia)
28-29 agosto: Niva, comune Campo VM. Predazione 3 pecore
5-6 settembre: Pendici del Camoghè a 1900 m/sm ca. (alpe Caneggio). Predazione 2 capre

Scomparsa di ovini
luglio – agosto
alpe Larecc, Val di Prato: 17 capi
alpe Tomè, Broglio: 13 agnelli
alpe Carded, Sonogno: 13 agnelli e 7 pecore. Trovato sterco di lupo
V. Morobbia: 20 – 40 capi

Avvistamenti 2015
Gennaio: lupo a Linescio
Marzo: lupa morta in val Colla
Aprile – Maggio: lupo in Val di Blenio
1 settembre: cucciolata in V. Morobbia
2 – 3 settembre: orso in Mesolcina

Per il comitato dell’ATsenzaGP, sezione Ticino
Il Presidente, A. Donati