Articolo apparso su LaRegione 13.01.2021
20210113095814IL LUPO NON LI PREPARA I FORMAGGINI FRESCHI

Quando si cerca di convincere le persone, bisognerebbe dire le cose come stanno. Nel caso della revisione della legge sulla caccia, la campagna dei contrari presenta degli elementi di disinformazione a dir poco evidenti. Chiaro: affiggere ad esempio dei manifesti in centro Zurigo raffiguranti linci, lontre o castori coperti da mirini fa effetto, ma semplicemente non è corretto. Si tratta di un tentativo di guadagnare il voto di chi ama gli animali, ma non ha tempo di leggere il testo in votazione.
Il fatto è che verrà di sicuro più colpita questa categoria di persone (da questo tipo di propaganda) che non le linci, le lontre o i castori dei nostri boschi, dato che la nuova legge non li nomina nemmeno. Cosa bisognerebbe comunicare ai votanti allora? Beh, innanzitutto che le specie soggette a regolazione saranno solamente due: lupi e stambecchi (quest’ultimi, oltretutto, solo nel caso in cui le colonie superassero i 100 individui…). Tutto il resto è pura speculazione. Certo, al Consiglio Federale viene data facoltà di aggiungere altre specie problematiche, come è il caso dei cigni reali, menzionati nell’ordinanza, ma questo soltanto se problematiche un giorno lo fossero realmente. A seguito delle discussioni parlamentari, il Governo ha concluso che rimanendo così la situazione nessun’altra specie può essere definita tale. Insomma: l’intera campagna dei referendisti si basa su un processo alle intenzioni secondo cui, appena passata la legge, il Consiglio Federale introdurrà arbitrariamente ogni sorta di specie protetta nella lista delle specie regolabili. Bisogna davvero avere così poca fiducia nel nostro Governo? Chiaramente, questa prospettiva è già stata smentita a più riprese dalle nostre autorità politiche. Le regolazioni, per di più, non potranno essere eseguite a piacimento, bensì saranno soggette a determinate, precise, restrizioni, che si possono facilmente trovare all’interno dell’ordinanza.
In modo particolare per il lupo, ritengo che facilitare i criteri per la regolazione dei branchi e l’abbattimento di esemplari problematici sia assolutamente necessario. A beneficio di chi alleva animali, e considerato l’attuale contesto storico e geografico svizzero.
Ci troviamo in una situazione in cui il numero di lupi sta aumentando in maniera spropositata (l’immagine presente nel fascicolo informativo per la votazione è emblematica: sfido chiunque a provare che l’evoluzione del numero di lupi in Svizzera sia tipica di una specie a rischio estinzione), mentre la legge attuale risale addirittura al lontano 1986, quando il lupo era estinto nel nostro paese.
Mi sembra francamente abbastanza evidente che le soluzioni di allora non possano più essere le stesse di oggi. Anzi: stando alla regolamentazione attuale, se un lupo entrasse nella mia stalla dovrei “augurarmi” che mi uccida almeno 25 capi (24 animali uccisi, secondo la legge attuale, non sono considerati un danno!), altrimenti la volta successiva dovrei ancora star lì a guardare, sperando che sia lo stesso lupo di prima. Infatti, per procedere all’abbattimento bisogna prima dimostrare, tramite analisi DNA, che le predazioni siano state effettuate tutte dallo stesso lupo. Ma come se non bastasse, non sempre le carcasse vengono ritrovate subito, dato che i pascoli sono ampi e talvolta non facilmente praticabili. E purtroppo su un pezzo di gamba mezzo marcio, scoperto magari per caso dopo 4 giorni di ricerche a seguito della scomparsa del capo, non si possono fare grandi analisi. Con tanti saluti alle buone intenzioni della legge attualmente in vigore ritenuta sufficiente dai contrari alla revisione.
Sarebbe quindi opportuno cambiare finalmente qualcosa: questa nuova legge non sarà perfetta, ma perlomeno ha il merito di rendere più confacente alla situazione attuale un testo palesemente superato. Una presenza stazionaria di lupi su tutto l’arco alpino sarebbe un problema enorme per chi, mosso spesso dalla passione per un’attività contadina… in via d’estinzione, cerca con tanti sforzi di far vivere le nostre montagne grazie agli alpeggi.
Trovo inoltre molto importante considerare la pecora o la capra alla stregua di un animale domestico, perché è esattamente così che le vede un allevatore: ognuna possiede un proprio carattere e una propria personalità, esattamente come un qualsiasi cane o gatto. E credo che nessuno voglia alzarsi una mattina e scoprire che il proprio gattino è stato smembrato da un lupo. A questo punto qualcuno mi dirà: ma avresti dovuto proteggere il tuo gregge. Beh, sì, ma come? Ci sono situazioni in cui le soluzioni usualmente proposte non sono facili da mettere in atto. Recintare a 2000 metri non è come recintare il proprio giardino di casa in città per ovvie ragioni morfologiche e di estensione dell’area. La cura del gregge è problematica dato che solitamente le capre decidono di andare al pascolo di notte quando fa più fresco (non vorranno mai farlo sotto la stecca del sole, non sono mica stupide!). I cani pastore possono funzionare solo se c’è chi li sa custodire e se la zona non è troppo turistica, onde evitare problemi con gli escursionisti che potrebbero venire attaccati dai cani, così come successo nella cronaca recente nella regione della Greina. Ma anche qui mi sorge un dubbio: non sarà mica un po’ un controsenso dover adottare delle soluzioni contro le soluzioni al problema lupo?
Trovo quindi che dei paletti debbano essere fissati, dato che la bellissima idea romantica delle nostre montagne come una sorta di “giardino dell’Eden” in cui tutte le specie riescono a convivere pacificamente si scontra un po’ con la dura realtà. La realtà, infatti, ci dice che una convivenza può essere raggiunta solo attraverso l’introduzione di normative che permettano a chi lavora lassù di continuare a farlo. L’adozione di questa legge va proprio in questo senso. L’obiettivo non è quello di sterminare delle specie, che comunque restano protette: a più riprese, in effetti, si sottolinea il concetto che la regolazione o l’abbattimento non devono mettere a rischio la presenza, nell’arco alpino, della specie considerata.
Piuttosto che di una legge per l’abbattimento, quindi, mi sembra si tratti di una legge che cerca un modo per far convivere gli interessi animali e gli interessi umani in uno spazio così ristretto, e per questo va sostenuta.
Per concludere, un appunto che spero faccia riflettere. Negli ultimi anni si è parlato molto dell’aumento della mentalità verde. In quanto giovane e studioso di una materia in cui l’ambiente è centrale, mi ritrovo a mio agio con questo pensiero. Nell’ottica di un futuro sostenibile bisognerebbe quindi, fra le altre cose, sostenere il commercio locale a km zero. Questa legge oggi ci offre un modo per farlo, perché contribuirebbe, in modo indiretto, alla sopravvivenza delle piccole aziende famigliari presenti sul nostro territorio. Piccole aziende che sarebbero le prime a non potersi permettere misure spropositate di protezione, e di conseguenza le prime a scomparire.
Votando SÌ a questa revisione di legge, si potrebbe evitare che, in un futuro, i formaggini freschi nostrani siano soltanto quelli industriali dei grandi magazzini.
Comunicato stampa – 25 luglio 2020
Predazioni da lupo in Ticino: situazione giunta al limite della sopportabilità
Il 23 luglio 2020 è stata un’altra data nefasta per la pastorizia in Ticino. Per la prima volta, nello stesso giorno, sono stati emessi agli allevatori due SMS d’avviso per predazioni da lupo avvenuti nel giorno precedente: uno nella regione della Capriasca per l’uccisione di tre capre (probabilmente da parte di lupi del branco della Morobbia) e l’altro nella zona della Greina (uccisione di 10 ovini e ferimento grave di due agnelli verosimilmente da parte di un lupo proveniente dai Grigioni, senza contare che una quindicina di animali sono tuttora dispersi).
Il 24 luglio ecco il comunicato dell’Ufficio caccia e pesca del Canton Grigioni in cui si informa che è accertata la presenza di un nuovo branco, con la relativa cucciolata, nella Surselva (dove già si contano una trentina di lupi) tra Sedrun, Disentis e Medel. Una notizia che non fa che aggravare una situazione già grave e di grande apprensione per tutti gli allevatori di bestiame.
Quando poi si constata che in Ticino, da inizio anno, sono già avvenuti almeno una dozzina di attacchi che hanno coinvolto dieci aziende agricole sparse in tutto il Cantone e che gli SMS per avvistamenti di lupi, anche diurni, sono estremamente frequenti, c’è da pensare al peggio: il numero di lupi stanziali o di passaggio devono essere ben più numerosi di quanto rilevato dalle statistiche ufficiali.
Di conseguenza le predazioni purtroppo non potranno che aumentare! Che fare?
Il senso di scoramento tra gli allevatori è alto e aumenta di giorno in giorno.
Finora sembrava che il rischio di un attacco al proprio gregge fosse sopportabile. Ora non è più così.
Anche tra i funzionari statali chiamati a intervenire, la sensazione è che la situazione stia sfuggendo di mano come in altri cantoni svizzeri, in particolare nel Canton Grigioni e nel Canton Vallese. Come in altre nazioni confinanti.
Quante saranno in autunno le aziende, soprattutto di ovini, che smetteranno a causa dei predatori?
Quanti saranno gli alpeggi che saranno caricati per l’ultima volta nell’estate 2020?
In Ticino pochi si accorgeranno di questi fatti a parte gli allevatori colpiti nonché coloro che vivono nei paesi dove le aziende chiudono e pochi altri.
Per moltissimi Ticinesi sarà un fenomeno insignificante, trascurabile, che non percepiranno nemmeno.
Poi fra una dozzina di anni qualche studio accerterà che negli anni 2020 – 2030 in Ticino il numero di aziende di bestiame minuto si è ridotto da alcune centinaia a poche decine, che parecchi animali domestici vivono costantemente rinchiusi in recinti e stalle, che l’ambiente antropizzato nelle valli si è gravemente degradato, che la biodiversità è diminuita, che i prodotti tipici sono introvabili, che si è sbagliato a proteggere il lupo in modo assoluto in tutta Europa. Scelta fatta nel 1979 con la firma della Convenzione di Berna e sempre, inspiegabilmente, confermata. Come reagire ?
Da parte nostra esterniamo la massima solidarietà nei confronti degli allevatori colpiti e di tutti coloro che sono a rischio e osiamo raccomandare agli allevatori che sono dubbiosi sul da farsi, di non mollare: molti Ticinesi apprezzano i nostri prodotti e il lavoro che facciamo. Nel contempo manteniamo il dialogo con le autorità politiche e con i funzionari competenti per esortarli, ancora una volta, a ricercare le soluzioni più efficaci.
A tutti coloro che il 27 settembre si recheranno alle urne raccomandiamo di accettare la nuova legge sulla caccia. Non potrà fermare l’espansione del lupo, ma sarebbe un bel segnale sia per le autorità federali e cantonali sia per tutto il settore primario. Se vincerà il no, sarà la mazzata finale. E non ci riprenderemo più. Il tempo del buonismo e delle mezze verità è finito. Siamo ad una svolta e chi dice il contrario, con le solite false teorie, mente spudoratamente a sè stesso e alla comunità.
Per l’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, sezione Ticino
Il presidente: Armando Donati, tel. 079 412 32 17, e-mail: armando.donati@bluewin.ch
Il vicepresidente: Sandro Rusconi, tel. 079 375 68 76, e-mail: sandro.rusconi@gmx.ch
Il segretario: Sem Genini, tel. 091 851 90 90. e-mail: sem.genini@agriticino.ch
O si cambia marcia o si chiude baracca
contributo di Armando Donati e Sandro Rusconi, Agricoltore Ticinese 5 giugno 2020
Dal ritorno del lupo in Ticino, vent’anni or sono, parecchi allevatori si sono confrontati con le predazioni e l’ansia, mentre le autorità si sono limitate a verificare la fattibilità della convivenza.
L’ATsenzaGP sta allestendo un documento che illustri la realtà in cui operiamo, che ricordi i numerosi studi finanziati dall’ente pubblico nonché le misure di protezione proposte (scarsamente efficaci), fino a giungere a una conclusione ineluttabile: o si cambia marcia o si chiude baracca.
Non è possibile riassumere in una pagina tutti i contenuti del documento. Ci limitiamo ai titoli dei vari capitoli e a qualche spunto.
Il territorio ticinese e il suo sfruttamento
La frazione della superficie cantonale situata oltre i 500 metri di quota è dell’83%. Nonostante le difficoltà morfologiche, nei secoli passati questo vasto territorio montano è stato intensivamente trasformato dalle attività umane.
Negli ultimi decenni l’attività pastorizia è diminuita in modo importante, ma rappresenta ancora una possibilità di vita per diverse famiglie. È pure apprezzata da un numero crescente di fruitori esterni: da chi pratica escursioni, a chi apprezza i prodotti fabbricati sugli alpi, a chi ricerca ambienti ricchi di biodiversità, paesaggi rurali o esempi genuini di adattamento dell’Uomo a condizioni ambientali estreme.
Purtroppo sono rimasti in pochi coloro che si occupano di mantenere e curare questi spazi antropizzati: alpigiani che caricano monti e alpeggi; allevatori di ovini custoditi e non; gestori delle capanne alpine; proprietari di rustici, qualche selvicoltore.
Espansione del lupo
Nei primi quindici anni della ricomparsa si censivano solo pochi lupi erranti. Dal 2015 si è formata anche in Ticino una coppia stabile con la relativa cucciolata annua (Val Morobbia). Nel 2017 i lupi stanziali in Ticino erano stimati a 11 (stima prudenziale poiché non c’è un monitoraggio sistematico).
La situazione si sta aggravando. Da inizio anno si sono contati ben 20 avvistamenti di lupi o predazioni accertate in Ticino e Mesolcina. Una densità mai verificata negli anni passati. Questo accumulo è certamente riconducibile all’aumento esponenziale di branchi nelle regioni confinanti.
Conflitti con la pastorizia e soluzioni testate finora
Se nel primo decennio i capi predati non raggiungevano la decina, in seguito ci sono stati anni molto più problematici (fino alla cinquantina degli anni 2015 e 2019). Impossibile riassumere le riunioni, i gruppi di lavoro, i dibattiti, i convegni, i comunicati, le interviste realizzate in questi 20 anni. Tutti portavano a un’unica conclusione: l’espansione del lupo crea problemi insuperabili alla nostra pastorizia di montagna.
Parecchie anche le ricerche e gli studi promossi e finanziati dagli enti pubblici. Anche questi con un’analoga conclusione: la maggior parte delle greggi al pascolo non sono proteggibili e, dato il territorio, non è possibile agire diversamente.
Si sono diligentemente sperimentate sul campo le seguenti misure di protezione passiva proposte (e in parte finanziate) ottenendo risultati insoddisfacenti:
A Il montaggio di recinzioni elettrificate. L’esperienza pratica ha confermato che ciò è possibile per poche aziende di fondovalle e per nessun alpeggio. Da aggiungere che le esperienze pluriennali hanno dimostrato che una recinzione elettrificata normale non proteggein modo efficace dal lupo.
B L’uso di cani da protezione. Anche in questo caso, le esperienze condotte finora hanno attestato che questa misura può essere applicata in pochissimi casi e comporta il superamento di numerosi problemi e una mancata proporzionalità per le greggi di dimensioni ridotte.
C La chiusura notturna delle greggi in stalla o in recinti a prova di lupo. Misura efficace, fin che il lupo caccia di notte, ma con grossi limiti. Sugli alpeggi è raramente applicabile per il magro rapporto benefici/costi (onere lavorativo supplementare, diminuzione della qualità di vita degli animali, propagazione di malattie infettive e minor produttività).
Conclusioni
Per vent’anni si è cercato di limitare i danni sperando nella buona sorte. È ora di cambiare strategia: invece di continuare soltanto a tutelare quelle poche greggi proteggibili è giunto il momento di agire sul lupo cercando con tutti i modi possibili di tenerlo lontano dalle greggi e dagli abitati, di inselvatichirlo, di renderlo veramente timoroso nei confronti dell’uomo. La Francia dispone già di una legislazione in merito e molti esempi concreti (tiri di inselvatichimento, di difesa, di contenimento). È ora di passare a misure attive! In caso contrario le Autorità federali e cantonali dovrebbero dichiarare ufficialmente che intendono abbandonare al loro destino tutte le greggi non proteggibili (e i rispettivi allevatori)!
Caccia: una legge che riguarda tutti
di Franco Celio* da Rivista 3 Valli, Marzo 2020
Il prossimo 17 maggio (27 settembre 2020, ndr) si voterà anche per approvare o meno la nuova Legge federale sulla caccia, che non è solo ‘per i cacciatori’: ogni disposizione legale deve infatti regolare le cose nell’interesse generale, tenendo presenti le esigenze di tutti gli interessati. Quella sulla caccia, dunque, non puòessere né unicamente a favore dei cacciatori, né esclusivamente a favore degli animalisti a oltranza. Il suo scopo è invece quello di mantenere un certo equilibrio fra i diversi interessati. Occorre ad esempio considerare che se una determinata specie si sviluppa a dismisura, ciò è dannoso per la specie medesima, poiché favorisce la diffusione di animali deboli, portatori di malattie, con grave danno per i loro simili. Il motivo per cui si parla ora di legge sulla caccia, sta nel fatto che le Camere federali hanno recentemente deciso una modifica di quella vigente da oltre quarant’anni, per tener conto dei cambiamenti sempre più accentuati intervenuti specie negli ultimi due decenni, in seguito al ‘ritorno’ dei grandi predatori (lupi, linci, sciacalli dorati ecc.). La revisione contempla pure varie misure a protezione dei selvatici (corridoi faunistici sovraregionali, miglior regolazione delle specie che causano conflitti, ecc.). La nuova legge è insomma pensata sia per gli animali e la natura, sia per l’uomo.
Responsabilizza maggiormente i cacciatori a comportamenti etici e prudenti, e cerca di diffondere una maggior sostenibilità nell’attività venatoria. Rafforza pure la biodiversità con misure destinate a proteggere animali, vegetali e ambiente dai danni causati dalle specie che sono in espansione eccessiva.
Contro la revisione della Legge diverse organizzazioni ecologiste (Pro Natura, Wwf, BirdLife ecc.) si sono però scatenate, sostenendo che con la nuova revisione, specie protette potrebbero essere abbattute preventivamente anche senza aver causato danni. Esse hanno perciò promosso un referendum sul quale si voterà appunto il 17 maggio (27 settembre 2020, ndr), in parallelo con la votazione sull’iniziativa contro la libera circolazione. Forse questo accostamento non è del tutto innocente. Molti temono infatti che la martellante propaganda per il no all’iniziativa trascini anche un no alla legge.
Naturalmente gli ambienti vicini all’agricoltura e chi vorrebbe un territorio vivibile anche per l’uomo non credono alle affermazioni dei protezionisti. Fanno anzi notare che i permessi di abbattimento, specie nel nostro Cantone, vengono concessi molto avaramente perfino nei casi in cui il numero di capi sbranati superi di molto quanto stabilito dalla legge vigente.
A favore della nuova legge si è costituito un Comitato nazionale co-presieduto da quattro consiglieri nazionali provenienti da orizzonti politici diversi. È pure sostenuto da numerose organizzazioni (Unione svizzera dei contadini, Sab, Acqua nostra, Associazione per la protezione della selvaggina e degli animali d’allevamento dai grandi carnivori, ecc.). Il Ticino è rappresentato da Sandro Rusconi, già responsabile dell’Ufficio culturale cantonale. Il Comitato ticinese è promosso dall’Unione contadini ticinesi e dell’Associazione Territorio senza grandi predatori. Vi hanno inoltre aderito varie persone singole e associazioni preoccupate che la presenza sempre più numerosa e aggressiva del lupo (specie sugli alpi caricati con bestiame minuto) possa dare un ulteriore colpo allo spopolamento delle valli, anche perché i predatori hanno sempre meno timore dell’uomo, il che potrebbe ad- dirittura far sì che prima o poi ci scappi anche qualche vittima umana. Anche i ‘cani da protezione’, che le autorità vorrebbero diffondere ovunque, ufficialmente ‘per proteggere le greggi’, non sono certo i più raccomandabili da incontrare…
Naturalmente i referendisti sghignazzano di queste preoccupazioni, definendole esagerate, e dicono perciò che non bisognerebbe dar loro nessun peso…
*Membro del Comitato ticinese a favore della legge
Non aspettiamo oltre per una nuova Legge sulla caccia
Di Sem Genini da Rivista 3 Valli Nr. 412 Aprile Maggio 2020
Nel 1986 avevo dieci anni. La caccia era soprattutto quella che mi raccontavano gli anziani e che vivevo direttamente da ragazzino alle primissime armi: storie di camosci, cervi e pochi cinghiali e stambecchi che non c’erano ancora nella mia valle.
In 34 anni le cose sono cambiate moltissimo. La revisione di una Legge risalente a 34 anni fa, proposta dal Governo e già approvata dal Parlamento, era necessaria per stare al passo coi tempi e rafforzare la protezione degli animali e della natura, con la giusta attenzione anche alle attività dell’uomo. La nuova Legge sulla caccia è innovativa e riguarda tutti noi, senza distinzioni. Nasce con l’obiettivo di mantenere un certo equilibrio fra i diversi interessi e favorire una miglior convivenza fra la fauna selvatica e i diversi fruitori della natura, tenendo in considerazione i cambiamenti sempre più accentuati intervenuti negli ultimi decenni, come, ad esempio, il ritorno dei grandi predatori. Le popolazioni di specie protette, in particolare lupi, linci, ca- stori, aironi e cigni reali, sono aumentate in modo esponenziale, entrando sempre più spesso in conflitto con l’allevamento, la selvicoltura, la caccia e la pesca.
Non lasciamoci ingannare dalle apparenze. La protezione a oltranza di una specie finisce sempre per andare a discapito di altre specie o dell’ambiente, bisogna intervenire in modo incisivo, con nuove misure per non mettere a repentaglio l’intera filiera produttiva. Non corrisponde al vero la tesi secondo cui le specie protette verranno messe in pericolo dalla nuova Legge. La possibilità di manovra che avranno i Cantoni di decidere come compor- tarsi in caso di esemplari problematici appartenenti a specie protette, solo a determinate condizioni e prima che causino danni, permetterà una migliore tempestività, nell’interesse di tutti. Si metterà così al riparo da ripetuti danni anche il paesaggio rurale tradizionale, permettendo di salvaguardare tradizioni antiche quanto l’umanità, costituite da un profondo sapere agricolo e artigiano, rispettoso di quanto ci circonda. Inoltre, la nuova Legge consente il mantenimento della tradizione venatoria secondo i principi della sostenibilità e di comportamenti responsabili ed etici.
Da ultimo, le nuove regole di caccia contemplano anche l’istituzione di nuovi ecosistemi, per esempio riserve per uccelli migratori, zone di protezione e corridoi faunistici sovra regionali, che verranno sostenuti dalla Confederazione e rafforzeranno la biodiversità e la protezione del clima in maniera duratura. Che cosa si vuole di più?
Siamo onesti, questa revisione è un saggio compromesso, tipico svizzero, niente di rivoluzionario, però sarebbe un errore gravissimo sottovalutare il referendum. Se dovessimo perdere in questa votazione, i futuri negoziati in Parlamento diventerebbero ancor più ardui e si farebbero grandi passi indietro. I nostri avversari, forti di un simile assist e della tanto celebrata “onda verde” delle ultime elezioni,non esiterebbero a limitare, se non a cancellare del tutto, l’arte venatoria dal territorio svizzero.
Le intenzioni delle associazioni che hanno lanciato il referendum sono chiarissime a questo proposito. Quindi è assolutamente necessario combattere compatti a favore della revisione. Solounendo le forze, mobilitando la popolazione e spiegando le nostre ragioni, riusciremo a portare a casa un sì alla nuova Legge sulla caccia.
LaRegione – articolo 13 maggio 2020
Agricoltore Ticinese – articolo 8 maggio 2020
Comunicato stampa – 15 aprile 2020
Comunicato stampa del 15 aprile 2020 dell’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori
Ci sono anche commensali indesiderati al pranzo pasquale
Verso la metà di marzo veniva decretato che in seguito alla pandemia da Covid-19 ristoranti e alberghi sarebbero rimasti chiusi per il periodo pasquale. Tra gli allevatori e i responsabili agricoli si è diffusa una logica preoccupazione circa lo smercio dei capretti, ma non solo. Le varie azioni di promozione per il consumo di capretto nostrano in famiglia e forse anche l’impossibilità di acquistare carne in Italia, sono bastati a superare il problema. Da quanto siamo riusciti a sapere, tutti i capretti da macello sono stati venduti. Non sappiamo quanti siano ancora nei congelatori e di quanto sia diminuito il prezzo rispetto agli scorsi anni. Tuttavia si tratta di un bel gesto di solidarietà verso i nostri allevatori che è giusto segnalare. Supponiamo che molti consumatori siano stati soddisfatti della qualità e osiamo sperare che l’anno prossimo diversi vorranno ripetere l’esperienza.
Purtroppo, mentre i nostri animali fremono per la prima uscita alla ricerca dell’erba nuova, si addensano però altre nubi ben più minacciose all’orizzonte dell’allevamento ovicaprino. Ci riferiamo agli avvistamenti di lupo in Ticino in questi primi tre mesi del 2020.
Ecco gli eventi di cui siamo venuti a conoscenza:
- Gennaio: allarme per lupo avvistato sul confine tra Val Vigezzo e Centovalli.
- Febbraio: 1. predazione di una capra sui monti di Maggia; 2. avvistamento di un lupo a Camperio/Campra.
- Marzo: 1. avvistamento notturno di un lupo in pieno paese a Brione Verzasca; 2. predazione di due pecore e due agnelli sui monti di Sementina; 3. avvistamento di un lupo a Niva (Val Rovana); 4. passaggio notturno di un predatore accanto a un gregge, custodito a Cama (Mesolcina); 5. allarme per avvistamento di un predatore a Rossa (Val Calanca); 6. fotografia di un lupo a Pian San Giacomo (Mesolcina).
- Aprile: 1. allarme per avvistamento di un lupo vicino alla ferrovia a Intragna; 2. nella notte tra il 12 e il 13 aprile un lupo ha sbranato due pecore e tre agnelli in Val d’Osola (Brione Verzasca). Nel pomeriggio seguente è tornato sul luogo ed è stato fotografato.
Dall’inizio del ritorno del lupo in Ticino, non erano mai capitati così tanti allarmi in tre mesi.
La preoccupazione degli allevatori di bestiame minuto, ma pure di chi in estate carica un alpe, è alta e coinvolge tutti.
La nuova stagione di pascolo è al debutto: se vogliamo assicurare il benessere degli animali, non li possiamo rinchiudere in stalla o in un recinto forzato e comperare fieno! Sarebbe contraddittorio oltre che finanziariamente insostenibile. “Meglio smettere” è la dolorosa opzione che intraprendono ogni anno diversi allevatori.
Le autorità cantonali e federali che stanno affrontando con impegno e ingentissime risorse finanziarie l’emergenza della pandemia, avranno ancora energia, tempo e disponibilità finanziarie per affrontare seriamente anche il tema dell’espansione dei grandi predatori? In questi ultimi vent’anni le autorità preposte (federali e cantonali) non hanno certo brillato per tempestività e per efficacia. Mancano dispositivi legali efficaci. Persino alcuni funzionari addetti ai rilevamenti trattano con indifferenza chi subisce le predazioni, facendolo sentire in colpa invece di sostenerlo. In qualche caso si è arrivati al divieto (non si sa sulla base di quale legge o regolamento) di divulgare notizie, dettagli o fotografie. È successo anche in questi giorni a Brione Verzasca. Una situazione inaccettabile di omertà, sulla quale bisognerà chiarire le responsabilità.
Dietro a ogni predazione di animali domestici vi sono donne e uomini che avevano fatto della professione di allevatori di bestiame minuto il loro ideale di vita, che vivono ogni giorno con apprensione il destino dei loro animali. Idealisti irriducibili che forniscono ottimi prodotti a chilometro zero (… anche il capretto pasquale, anche i vari formaggi che certamente nelle prossime settimane apprezzeremo) e che garantiscono la cura di un territorio di cui, anche in futuro, potremo usufruirne tutti.
Se le autorità preposte, cantonali e federali, non inizieranno a interessarsi con maggiore dedizione, comprensione e incisività a queste situazioni, per l’allevamento tradizionale di bestiame minuto all’aria aperta non ci sarà futuro!
Per il Comitato dell’ATsenzaGP sezione Ticino
Armando Donati, presidente (Tel.: 079 412 32 17; E-mail: armando.donati@bluewin.ch)
Sandro Rusconi, vicepresidente (Tel.: 079 375 68 76; E-mail: sandro.rusconi@gmx.ch)




