Oltre al danno ora le beffe

Ciò che è successo in Ticino in questi ultimi mesi è talmente paradossale, sconcertante e ingiusto nei confronti degli allevatori che si arrischia di restare senza parole e di far perdere la necessaria lucidità a chi deve occuparsi dei propri animali.

Norme farraginose, contraddittorie, prescrizioni da interpretare contenute in leggi e ordinanze federali, esami del DNA che si protraggono per settimane o mesi e che sembrano pensate appositamente per evitare un possibile abbattimento del lupo. Tutte regole che si riconducono a un unico e gigantesco errore iniziale ossia alla firma della Convenzione di Berna che protegge il lupo in modo assoluto firmata dal Consiglio federale, senza riserve, nel 1979, in modo antidemocratico ossia senza coinvolgere il parlamento, e all’illusione, sempre confermata nonostante i moltissimi richiami dei parlamentari federali e della società civile, che fosse possibile conciliare la protezione del lupo con l’allevamento e la pastorizia.

Ma anche il nostro Consiglio di Stato è altrettanto corresponsabile della situazione confusa che si è venuta a creare in queste settimane, poiché non si è mai distanziato dall’impostazione contradditoria e attendista della politica federale, nonostante il nostro sistema di pascolo, dovuto alla morfologia del nostro territorio, sia tra i più vulnerabili. Eppure anche in Ticino gli atti parlamentari, le prese di posizioni dei comuni e gli scritti delle associazioni di categoria sono stati numerosissimi, documentati ed espliciti. Mentre altri cantoni hanno già chiesto alla Confederazione l’autorizzazione a procedere a una regolazione preventiva del lupo, il Consiglio di Stato anche in questa occasione attende di “ricevere indicazioni su come procedere dall’UFAM”. Al posto di farsi promotori attivi di una richiesta di regolazione a prescindere, si “attende a oltranza”.

D’altra parte gli interrogativi legati a questa decisione sono numerosi. Non è ad esempio formalmente dimostrato che i due lupi che hanno predato a Cerentino il 26 aprile siano gli stessi che hanno ucciso le quaranta pecore la scorsa settimana sopra Bosco Gurin. Potrebbe essere un altro lupo, singolo quindi, arrivato dall’Italia come si ipotizzava nei primi giorni e che i guardiacaccia hanno avvistato durante una delle prime notti di sorveglianza.

Nella decisione di abbattimento del 18 maggio, elaborata in tre settimane per approfondimenti giuridici, si parla solo di lupi maschi, di assenza della femmina ed ora invece … è accertata la presenza di una coppia.

Nel mese di novembre 2021 si era accennato per la prima volta a un branco transfrontaliero mentre durante le recenti serate sul tema, i responsabili dell’Ufficio caccia e pesca non hanno mai né confermato né discusso di questa presenza. Siccome, come riportato nell’allegato 4 della Strategia Lupo federale, per branco si intende “un gruppo di lupi stabile da almeno 12 mesi (un anno biologico)…” il termine di un anno non è ancora trascorso e la decisione del CdS di rinunciare ad abbattere il lupo è quindi errata.
Contradditoria è pure l’interpretazione che siano lupi stanziali e quindi soltanto soggetti alla legge svizzera.
Da sottolineare infine che l’esame del DNA dei lupi che hanno predato a Cerentino il 26 aprile è arrivato dopo ben 6 settimane ! E altrettanti saranno necessari per gli esami dell’ultima predazione!

Queste ingiustificabili lentezze delle procedure di analisi dei campioni sono sconcertanti e imbarazzanti. Sembra proprio che queste complicazioni siano state inserite appositamente nella legge e nell’ordinanza per ostacolare una gestione rapida e pragmatica dei lupi problematici. Le conseguenze della contraddizione iniziale anche dal punto di vista dello stato di diritto e della giustizia sociale sono gravissime. Nel caso specifico il Cantone rinuncia da un giorno all’altro, senza nemmeno avvisare gli allevatori coinvolti, a difendere una categoria in grave difficoltà. Nel comunicato del Consiglio di Stato non vi è nemmeno una parola su come proteggere le greggi che pascolano sugli alpi della Val Rovana in questo momento di “vuoto giuridico” in attesa di una decisione da parte della Confederazione. E sono trascorsi due giorni dalla comunicazione del Kora sull’identità dei lupi alla decisione del Consiglio di Stato.

Gli allevatori sono lasciati completamente a sé stessi, come se fossero cittadini di ultima lega! Quindi ognuno ora sarà indotto ad agire come meglio crede. Essendo un pascolo non proteggibile, si va dal lasciare i propri animali in pasto ai lupi alla decisione di scaricare gli alpi alla metà di giugno (ma dove portarli e con quali conseguenze finanziarie visto che ogni decisione deve essere avallata dall’autorità competente?). Ma ogni allevatore per difendere i propri animali potrebbe anche mettere in atto azioni che si scontrano con le leggi attualmente in vigore: dai tiri dissuasivi al bracconaggio silenzioso. Azioni penalmente perseguibili, ma la responsabilità morale ricadrebbe tutta e unicamente sulle autorità cantonali e federali che hanno rinunciato con una decisione burocratica e formale a risolvere un problema acuto, conosciuto da anni, dovuto unicamente alla protezione assoluta (e ripetiamo, ingiustificata) di cui gode il lupo in Svizzera.

Per il caso specifico della Val Rovana ci auguriamo quindi che questo momento di disimpegno da parte dello Stato sia brevissimo, chiediamo che in modo urgente si introducano tiri dissuasivi e che gli allevatori siano finalmente sostenuti a partire da subito con azioni concrete e praticabili. Data la presenza accertata di molti lupi in varie parti del Cantone e il quadro legale descritto, durante la prossima estate e l’autunno, le predazioni, anche gravi, non cesseranno mentre la confusione giuridica, le polemiche e la rabbia degli allevatori non potranno che ripetersi. E sarà così fino a quando l’autorità federale non deciderà di operare per una drastica diminuzione dei lupi presenti tramite abbattimenti venatori preventivi. A meno che nel frattempo non spariranno tutti gli allevamenti e la pastorizia di montagna con conseguenze dolorose a livello sociale, economico e ambientale.

Infine, non mancheremo di inoltrare formalmente le nostre richieste, osservazioni e opposizioni all’autorità competente.

Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori, sezione Ticino, e Unione Contadini Ticinesi

Comunicato stampa dell’Ufficio caccia e pesca del Canton Grigioni

Pronti per una stagione di alpeggio impegnativa

La stagione di estivazione è iniziata e presto gli alpi grigionesi verranno caricati con animali da reddito. La presenza del lupo è già chiaramente percepibile sui pascoli in valle. Quest’anno fino a fine maggio, anche nelle greggi ben protette, i lupi hanno già predato 39 animali da reddito e nella zona del branco del Beverin sono stati rilevati diversi tentativi di attacco a bestiame giovane. Anche nelle valli meridionali la presenza del lupo si fa sempre più percepibile e richiede l’attuazione sistematica di misure di protezione del bestiame. Sono inoltre necessarie nuove condizioni quadro a livello federale per la gestione del lupo, il quale si è affermato come specie protetta sia in Svizzera sia all’estero, al fine di consentire una coesistenza tra essere umano e lupo.

A fine 2021 in tutta la Svizzera sono stati rilevati 148 lupi appartenenti a 16 branchi, sei di questi branchi sono insediati nei Grigioni. Annualmente l’effettivo di lupo aumenta in media del 30 per cento circa. Si deve presumere che parallelamente continueranno ad aumentare anche i danni, nonostante le misure di protezione del bestiame. Tali misure di protezione attuate con grande impegno nel Cantone dei Grigioni stanno raggiungendo i propri limiti. Visto l’effettivo attuale, nel Cantone dei Grigioni non è più opportuno definire il lupo una specie minacciata. Nella «Lista Rossa: Specie minacciate in Svizzera» 2022 dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) il lupo viene ora definito «vulnerabile».

Lupo ormai presente in tutte le regioni del Cantone
Come previsto, nel frattempo la presenza del lupo è diventata una realtà in tutte le regioni del Cantone e l’effettivo è in aumento. Con l’inizio del periodo di pascolo in alcuni luoghi si sono verificate nuovamente predazioni di animali da reddito, spesso anche tra greggi protette a dovere. Ad esempio il branco del Beverin ha già predato oltre dieci animali in due attacchi a un gregge di pecore correttamente recintato, raggiungendo così la soglia di danno per gli abbattimenti a scopo regolatorio. Inoltre nella stessa zona si è osservato tre volte un lupo che inseguiva gli esemplari di una mandria di bovini, e questo anche durante il giorno. Questi episodi hanno richiesto un intervento.

Necessità di una regolazione proattiva dell’effettivo di lupo
Secondo la legislazione federale attuale gli abbattimenti sono possibili solo in seguito a danni e in presenza della conferma che il branco si sia riprodotto. Tuttavia al fine di ottenere un effetto di apprendimento i giovani animali devono poter essere abbattuti nelle vicinanze di altri lupi e in situazioni che coinvolgono animali da reddito. I cuccioli accompagnano a caccia però i genitori solo a partire dai tre mesi di età circa e di solito vengono individuati soltanto a stagione d’alpeggio inoltrata. Sebbene sia possibile abbattere gli animali fino a tarda estate, ciò è poco efficace in termini di effetti di apprendimento per quanto riguarda le predazioni di animali da reddito. Per contrastare l’aumento del numero di predazioni è quindi essenziale poter procedere a una regolazione proattiva dell’effettivo di lupo come misura di protezione aggiuntiva alla protezione sistematica del bestiame. Per fare ciò è necessaria una modifica della legge sulla caccia a livello federale. Insieme ad altri Cantoni di montagna, le autorità e i gruppi di interesse grigionesi si impegnano in modo conseguente e attivo a questo scopo.

Cosa è cambiato per la stagione di estivazione di quest’anno?
Grazie all’estesa consulenza per la protezione del bestiame fornita dal Plantahof, la protezione del bestiame si è ormai ampiamente affermata nel Cantone dei Grigioni. Con il credito aggiuntivo pari a 5,7 milioni di franchi messo a disposizione dalla Confederazione è da subito possibile presentare al Cantone domanda per contributi una tantum per ulteriori misure di protezione del bestiame. Questi mezzi finanziari possono anche essere richiesti in caso di scarico anticipato dell’alpe a seguito della presenza del lupo. Le disposizioni per i parti di vitelli presso le aziende d’estivazione si sono dimostrate valide l’anno scorso e continueranno a essere applicate. Inoltre ora l’Ufficio per la caccia e la pesca può indennizzare anche determinati oneri lavorativi dei detentori di animali da reddito in relazione ad animali feriti. Oltre a ciò, con una modifica retroattiva dell’ordinanza sui pagamenti diretti, l’Ufficio federale dell’agricoltura intende rafforzare la sorveglianza permanente delle pecore e, a determinate condizioni, versare integralmente i contributi d’estivazione in caso di scarico anticipato dell’alpe. Occorre tenere in considerazione che le decisioni necessarie per queste modifiche verranno prese dal Consiglio federale in ottobre.

Organo competente: Ufficio per la caccia e la pesca, Canton Grigioni

IL “CASO ROVANA” NON DEVE DECRETARE LA FINE DEI PASCOLI NON PROTEGGIBILI!

La notizia, di cui eravamo a conoscenza sin da subito, ma sulla quale avevamo seguito le raccomandazioni di massima discrezione, è rapidamente trapelata sulle varie testate mediatiche ticinesi e certifica l’ennesima efferata predazione del lupo ai danni di un allevatore della Valle Rovana. Allevatore che aveva già subito due predazioni in primavera e che gode quindi della nostra massima solidarietà.
Predazione che rattrista ancora di più, perché conferma i nostri presagi e i ripetuti allarmi sulla stagione alpestre 2022, diramati in diverse occasioni e soprattutto attraverso la dimostrazione in cui sono stati scaricati 17 animali predati davanti al Palazzo delle Orsoline. Mai come quest’anno la situazione è stata tanto grave da mettere a rischio intere vallate. Da inizio stagione le vittime conteggiate (prima di questa ennesima strage) erano già ben 54.

I mezzi a disposizione per contrastare il massacro in atto nel settore dell’allevamento alpino sono però paragonabili ad un sacchetto di coriandoli per difenderci da una rapina a mano armata. I tempi della politica non sono ormai più compatibili con l’emergenza che stiamo vivendo. Stiamo pagando il prezzo delle inadempienze e delle tergiversazioni delle autorità federali e cantonali che, da quando è arrivato il lupo in Svizzera e in Ticino, invece di dare ascolto alle accorte raccomandazioni degli allevatori e dei loro rappresentanti (gli unici che conoscono davvero la situazione reale del nostro territorio e del nostro allevamento) hanno preferito seguire i voli pindarici degli ambientalisti sfrenati e di coloro che inneggiavano al ritorno del predatore. Nel caso specifico si sono aggiunte le ingiustificabili lungaggini che hanno preceduto l’emissione del decreto di abbattimento del lupo di Cerentino e la sua messa in atto.

In passato si è ampiamente parlato di misure di protezione e lo si è ancora fatto negli ultimi incontri tenuti a Olivone, a Cevio e in occasione del Modem evento della RSI ai Ronchini di Aurigeno. La conclusione ineluttabile è che le misure passive hanno ampiamente dimostrato tutti i loro limiti in termini di costo, di applicabilità e di garanzia.

La non applicabilità riguarda almeno il 70% del territorio alpestre ticinese, come rilevato dallo studio pilota di AGRIDEA (pubblicato nel 2017). Questa non-proteggibilità viene spesso contestata ad oltranza da parte dei fautori della diffusione del predatore, ma è un dato di fatto incontrovertibile. Le misure proposte dall’UFAM (inclusi i famosi 5.7 milioni stanziati a sostegno della stagione alpestre 2022) non hanno finora ancora tenuto conto delle esigenze di questa importante realtà territoriale.

Ci troviamo quindi a un bivio: o scegliamo di intervenire immediatamente con misure attive, incisive ed efficaci che possano veramente tutelare la continuità delle nostre attività alpestri; oppure non ci rimane che arrenderci e soccombere di fronte all’avanzata apparentemente inarrestabile dei predatori. L’unica soluzione vera e immediata è un intervento di abbattimento sistematico e preventivo (con cui altri paesi stanno intervenendo d’urgenza) in modo da diminuire il numero di lupi presenti in Svizzera, come già richiesto dal Canton Vallese, iniziando con la prima urgenza nelle zone che includono alpeggi “non ragionevolmente proteggibili con misure passive”. L’obiettivo dei tiri letali o di dissuasione dovrebbe essere quello di generare delle vere e proprie zone “off-limits” in maniera che il predatore possa capire che il tempo dei tappeti rossi in suo onore è definitivamente tramontato.
Un ragionamento analogo dovrebbe venire condotto anche per il territorio perimetrale agli abitati, che nei mesi freddi diventa lo scenario di un sempre più sfrontato e temerario avvicinamento dei predatori, a scapito della serenità e della sicurezza delle persone e degli animali domestici.
Ogni altra proposta, al momento attuale, ci sembra solo un palliativo per quello che possiamo definire ormai come un malato che sta giungendo allo stadio terminale.

Non vogliamo che il caso della Valle Rovana entri nei libri di storia come una tappa determinante della fine della pastorizia nei pascoli non ragionevolmente proteggibili. Continueremo a batterci con forza affinché questo non avvenga.

Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori (APTdaiGP)

Risoluzione della Camera agraria

La 77ma Camera cantonale dell’agricoltura,
riunita in assemblea il 28 maggio 2022 a Cresciano

Constatato che

  • già nel 2003 le Camere federali avevano rivolto al Consiglio federale un postulato in cui si chiedeva di impostare una Strategia Lupo Svizzera in modo che l’allevamento convenzionale e tradizionale nelle regioni di montagna potesse continuare ad essere possibile senza restrizioni inaccettabili;
  • per anni sia il Consiglio federale che il Consiglio di Stato hanno sottovalutato e minimizzato il problema dell’espansione del lupo limitandosi a finanziare studi e a raccomandare l’adozione di misure di protezione passive delle greggi mentre già si era consapevoli che su molti alpeggi e pascoli (primaverili e autunnali) queste sarebbero state inapplicabili e inefficaci (vedi risposte a molti atti parlamentari);
  • nello stesso periodo, dalle cerchie ambientaliste giungevano (e in parte giungono ancora) plausi all’espansione capillare del grande predatore in tutta la Svizzera mentre di fronte ai danni causati dallo stesso, si ripeteva (e si ripete ancora) “Basta proteggersi”;
  • nel frattempo in tutta Europa il numero dei lupi è letteralmente esploso fino a superare la cifra stimata di 20’000 esemplari e questa diffusione ha raggiunto tutti gli Stati (tranne le isole);
  • pure in Svizzera a partire dal 2018 l’espansione è entrata in modalità esponenziale con un aumento del 30-40% annuo;
  • il Ticino si trova a contatto con cantoni e regioni dove il numero di lupi è ancora più elevato, per cui è logico attendersi che nei prossimi anni l’afflusso di lupi verso il nostro territorio aumenterà ulteriormente;
  • secondo le valutazioni internazionali, il lupo NON è una specie minacciata poiché è classificata al rango LC (= Least Concern= non minacciato) nella classifica mondiale IUCN e nella classifica europea (Direttiva Habitat EU, Allegato IV), documenti che sono la base della Convenzione di Berna;
  • i danni alla pastorizia in ogni regione o Stato crescono proporzionalmente all’espansione e nonostante le misure di protezione delle greggi messe in atto e non tendono a diminuire, poiché il lupo si adatta facilmente alle misure passive;
  • oltre ai danni materiali, l’espansione del lupo sta creando apprensione, incertezza e angoscia in molti allevatori, fino a portarli a smettere un’attività intrapresa con passione e che è fondamentale per assicurare dei prodotti indigeni di qualità e per garantire una cura del territorio indispensabile per la biodiversità e per la funzionalità e l’attrattività di altri settori (vedi turismo);
  • la morfologia del territorio ticinese e le dimensioni delle nostre aziende rendono ancora più difficoltosa e onerosa, rispetto ad altre realtà, (e in molti casi impossibile) l’adozione di misure di protezione;
  • la presenza del lupo, accanto o all’interno degli abitati, anche in Ticino si è intensificata in questi ultimi anni con numerosi avvistamenti anche diurni; tutto ciò rappresenta un segnale inequivocabile che i lupi attualmente in circolazione stanno perdendo l’atavico timore nei confronti dell’uomo e che la loro pericolosità aumenta diconseguenza;
  • gli investimenti annui che lo Stato mette a disposizione per studi, analisi, misure di protezione e risarcimenti aumentano di anno in anno, ma dovranno avere un limite, se non si vuole che ciò vada a detrimento di altre specie protette e di altri settori pubblici.

Risolve quanto segue:

  1. Si esprime la massima solidarietà agli allevatori colpiti e a tutto il settore della pastorizia.
  2. Si dichiara pieno sostegno ai dirigenti dell’UCT, in particolare al Presidente e al Segretario, nonché all’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori, che in ripetute occasioni si sono espressi con estrema franchezza e determinazione, a denuncia dell’inadempienza dello Stato e a sostegno del settore anche con proposte apparentemente impopolari.
  3. Si dichiara di condividere la mozione di Sem Genini e cofirmatari presentata il 21 aprile 2021 dal titolo Salviamo l’allevamento ovicaprino in Ticino, la cui risposta insoddisfacente del Consiglio di Stato è ora in esame presso una commissione del Gran Consiglio.
  4. Si chiede al Consiglio di Stato, al Gran Consiglio e ai Deputati alle camere federali di farsi promotori presso le autorità federali affinché anche in Svizzera, come già avviene in altri stati europei, si creino le basi legali per abbattimenti preventivi così da diminuire il numero di lupi presenti in Svizzera (richiesta di modifica della Convenzione di Berna del 1979; aggiornamento della Legge sulla caccia; regolamento per tiri di inselvatichimento e di contenimento).
  5. Si chiede di risolvere il problema degli alpeggi e pascoli non proteggibili (il 70% degli alpeggi ticinesi) istituendo delle zone dove il lupo non può essere tollerato così da evitare il definitivo abbandono di questi alpeggi come invece si è verificato negli ultimi 10 anni (si sono abbandonati il 31% di quelli ovini e 22% di quelli caprini).
  6. Si chiede al Consiglio di Stato di decretare celermente l’abbattimento di lupi problematici per i danni che creano agli animali domestici o pericolosi nei confronti dell’uomo così come praticato da altri cantoni.
  7. Si fa un pressante appello al Consiglio di Stato affinché abbia a mettere a disposizione sufficiente personale formato, motivato e flessibile per affrontare ogni emergenza in caso di predazioni.
  8. Si chiede al Consiglio di Stato di mettere in atto con determinazione per la stagione alpestre 2022 le Direttive emanate dalla Confederazione a sostegno delle attività alpestri. Direttive che sono state ottenute soprattutto grazie alle iniziative e agli sforzi messi in atto dall’Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori e dall’Unione Svizzera dei Contadini. Nell’ implementazione si chiede di tenere conto anche delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie (esempio: sorveglianza con droni e collari GPS per il monitoraggio delle greggi; introduzione di dissuasori).

Comunicato ai Media 19.05.2022.

Abbattimento di un lupo in Rovana: decisione necessaria ma tardiva.

La decisione del Consiglio di Stato di decretare l’abbattimento di un lupo in Val Rovana sta suscitando dibattito nell’opinione pubblica. Riteniamo opportuno ribadire alcuni punti già espressi più volte in passato.

Il concetto di “non proteggibilità” era già contenuto nella Strategia Lupo Svizzera del 2004 ed è stato ripreso nelle versioni seguenti, inclusa quella in vigore. Gli unici cambiamenti di sostanza in quell’Ordinanza riguardano il numero di capi che devono essere uccisi prima di poter intervenire. Sorprende quindi molto sentire il DT giustificare l’inaccettabile ritardo di questa decisione per il tempo necessario a esaminare bene delle direttive che risalgono a 18 anni fa. Il ritardo di tre settimane non ha aggiunto nulla se non la conferma, tramite DNA, che la strage del 26 aprile era dovuta a uno o più lupi, anche se non c’erano dubbi in proposito. Ha però esacerbato gli animi, suscitato polemiche e diminuito la possibilità di abbattere l’esemplare “colpevole”. Il Consiglio di Stato ha unicamente applicato una norma legale che altri cantoni, in particolare il Vallese e i Grigioni, già avevano adottato numerose volte in passato. La “non proteggibilità” di molti greggi, ossia l’impossibilità di mettere in atto misure di protezione passiva, è un fatto che gli allevatori avevano subito avvertito e che è stata confermata da diversi studi commissionati dal Cantone e dalla Confederazione a partire dal 2001.

Da queste costatazioni oggettive sono derivati i nostri pressanti, ripetuti e inascoltati appelli rivolti alle autorità di fare tutto il possibile per contenere l’espansione del lupo (modifica della Convenzione di Berna, aggiornamento della Legge federale sulla caccia). Laddove era possibile, molti allevatori hanno adeguato la gestione dei loro animali, spesso peggiorando la qualità di vita degli stessi e sempre aumentando l’onere lavorativo e finanziario (chiusura notturna in stalla in autunno e primavera, recinzioni, cani da protezione).

Vi sono tuttavia molte realtà dove non si può fare nulla. In particolare molti alpeggi, ma anche sui maggenghi dove avviene il pascolo primaverile e autunnale, spesso impervi, piccoli, sassosi, invasi da vegetazione arbustiva, non si possono né tendere recinzioni né utilizzare cani da protezione.

Non restano che due soluzioni: o arrischiare a mandare gli animali al pascolo, oppure smettere e abbandonare quei siti all’inselvatichimento. Quest’ultima è purtroppo la scelta che diverse aziende hanno già adottato, e saranno seguite da altre, visto che i lupi spuntano come funghi. Negli ultimi tre giorni gli allevatori hanno ricevuto quattro allarmi per altrettanti avvistamenti di lupi in distinte località: Val Resa sopra Brione, Valle di Vergeletto, Campo Valmaggia, e Predelp (Faido). Da aggiungere che anche laddovesono state messe in atto misure di protezione, gli attacchi non si azzerano, anzi. Il lupo che il Consiglio di Stato vallesano ha deciso di abbattere l’altro ieri aveva predato 28 animali  “protetti” secondo le regole federali! Durante la scorsa estate in Ticino la maggior parte delle predazioni è avvenuta su greggi protetti in Alta Valle di Blenio e in Val Bedretto.

La diminuzione del numero di lupi presenti con abbattimenti preventivi è l’unica possibilità che resta alle autorità se si vuole evitare la fine dell’allevamento ovicaprino tradizionale di montagna. Se poi la tecnologia permetterà di concretizzare nuovi metodi per tener lontani i lupi dalle greggi e dagli abitati, gli allevatori saranno senz’altro disposti a fare la loro parte. L’aumento esponenziale degli ultimi anni, gli avvistamenti anche nelle zone abitate e le predazioni degli ultimi mesi hanno reso coscienti sia le autorità sia la popolazione che non si può più tergiversare (vedi dichiarazioni dei Consiglieri di stato grigionesi e vallesani; vedi atti depositati alle Camere federali).

Un doveroso ringraziamento vada quindi a tutti coloro che hanno compreso la gravità della situazione e che hanno espresso ed esprimeranno comprensione e solidarietà nei confronti degli allevatori che continuano ad essere angosciati per il rischio che i loro animali corrono ogni giorno.

Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori

Lettera al Consiglio di Stato del 04.04.2022

Egregi signori Consiglieri di Stato,
allo scopo di trovare qualche soluzione all’espansione del lupo, la nostra Associazione, sin dalla sua fondazione nel 2014, ha sempre cercato la collaborazione con le autorità cantonali. Abbiamo interpellato a più riprese i funzionari competenti (Ufficio caccia e pesca del DT e Sezione agricoltura del DFE) e abbiamo partecipato alle riunioni concordate cercando di evitare di scomodare il Consiglio di Stato o i direttori dei rispettivi Dipartimenti.
Se ora ci rivolgiamo al vostro lodevole Consiglio è perché la situazione sul terreno sta diventando insostenibile, ma anche perché, purtroppo, le nostre sollecitazioni e le nostre proposte non hanno ottenuto l’attenzione auspicata.

Ancora negli scorsi mesi ci siamo incontrati con funzionari dei vostri rispettivi dipartimenti. Ricordiamo in particolare:

  • L’incontro del 22 dicembre 2021 con i funzionari del DFE e della Sezione agricoltura (signori Rizzi, Ferrari e Valsangiacomo);
  • L’incontro del 16 marzo 2022 con i funzionari dell’Ufficio Caccia e Pesca (signori Putelli e Cozzi);
  • La riunione a Malvaglia del 7 marzo 2022 organizzata dalla Società agricola bleniese presenti anche le autorità comunali di quel distretto e funzionari di entrambi i dipartimenti (DT e DFE).

In queste occasioni abbiamo richiesto in forma verbale e scritta:

  • Un aggiornamento sull’evoluzione dell’allevamento ovicaprino in Ticino relativo alle aziende agricole di base e degli alpeggi in modo da verificare in modo oggettivo se è in atto una forte diminuzione, come a noi risulta. Richiesta condivisa dai funzionari presenti. A distanza di tre mesi abbiamo ricevuto unicamente una semplice statistica degli alpeggi caricati e degli animali alpeggiati nell’ultimo decennio.
  • Un miglioramento dell’informazione nel caso di predazioni o avvistamento di lupi sia nei confronti delle autorità comunali sia nei confronti degli allevatori e delle organizzazioni che li rappresentano. Il sig. Putelli ha riconosciuto che in passato la comunicazione è stata carente e ha promesso un miglioramento. Constatiamo che il municipio di Campo Vallemaggia, nonostante la presenza di più lupi sul proprio territorio a partire dal mese di gennaio, non è mai stato informato (vedasi lettera del 30.03.2022 al direttore del DT on. Claudio Zali). D’altra parte una informazione ufficiale riguardo al numero di lupi presenti in Ticino (stanziali, di passaggio) non si può trovare da nessuna parte, né sul sito dell’Ufficio Caccia e Pesca né sui rapporti annuali dello stesso servizio, poiché l’ultimo risale ormai al 2019 (con i dati di fine 2018).
  • Riunioni informative regionali con gli allevatori dove la situazione è più grave, in modo che l’autorità cantonale possa illustrare le decisioni adottate per evitare che la diminuzione delle aziende agricole e degli alpeggi caricati sia almeno rallentata.
  • Un allargamento delle indennità per danni collaterali. A seguito di una raccomandazione del Gran Consiglio del 2010, negli scorsi anni erano stati elargiti dei contributi per lo scarico anticipato di un alpe mentre per la stabulazione forzata, citata nella risoluzione del Consiglio di Stato del 27 giugno 2017, in passato non è stato dato nessun aiuto nonostante si sapesse che diversi allevatori hanno dovuto tenere e foraggiare in stalla i propri animali a causa della presenza del lupo, oltre il termine usuale (Val Verzasca nella primavera 2020, vedi nostra richiesta del 20.10.2020; Val di Blenio autunno 2021). Da parte nostra abbiamo suggerito di predisporre di un regolamento per definire tutti i parametri inerenti gli aiuti in caso di stabulazione forzata e scarico anticipato degli alpeggi. Proposta che finora non ha ottenuto la necessaria attenzione.

Nel frattempo la situazione a livello cantonale si è però ulteriormente aggravata: presenza ricorrente e persistente di lupi nell’Alta Valle di Blenio dal mese di dicembre con predazioni di selvaggina e avvistamenti ripetuti anche in vicinanza degli abitati; presenza di lupi in Valle Rovana, pure ricorrente da almeno il mese di gennaio, con avvistamenti (confermati dai guardiacaccia) e in questi giorni anche una predazione di bestiame minuto all’interno di una recinzione vicino a un abitato da parte di ben tre esemplari; presenza di lupi con predazioni e avvicinamento agli abitati in Valle Mesolcina da dove non è difficile raggiungere il nostro cantone. La netta percezione è che i lupi nelle regioni menzionate stiano effettivamente diventando stanziali e che sia in atto la formazione di branchi stabili nei boschi non lontano dagli abitati. Ciò che comporterebbe delle ulteriori problematiche legate al turismo escursionistico nonché di ordine pubblico.

In questi mesi invernali in Ticino gli attacchi ad animali da reddito sono stati pochi, poiché questi sono tenuti rinchiusi in stalla oppure in recinti a prova di lupo. Il momento di lasciar uscire al pascolo primaverile gli animali è però imminente. La situazione nelle zone menzionate è molto preoccupante e necessita di una risposta urgente da parte del Cantone. Inoltre non è nemmeno escluso che questi lupi o altri possano spostarsi in altre regioni.

La domanda centrale in questo momento per quanto riguarda l’allevamento è quindi la seguente:
Che cosa intende comunicare l’autorità cantonale agli allevatori che si troveranno nelle prossime settimane nella condizione di non poter lasciare uscire i loro animali al pascolo e che azioni intende mettere in atto?

  • Smettere con l’attività della pastorizia praticata da secoli e affrontare una nuova attività al di fuori del settore primario?
  • Inoltrare a Berna una richiesta di abbattimento dei lupi che si avvicinano agli abitati e che entrano nei recinti?
  • Adottare delle misure di protezione quando già si sa che in molti casi sono inapplicabili, insufficienti o finanziariamente insostenibili?
  • Mandare gli animali allo sbaraglio sperando che la fortuna li assista?
  • Sostenere finanziariamente gli allevatori per affrontare una stabulazione forzata sperando che nel frattempo i lupi si spostino in altre zone dove non vi sono animali domestici al pascolo?

Da parte nostra ribadiamo le nostre richieste:

  1. La necessità di una maggior conoscenza del problema. Quanti, quali e dove sono i lupi che si possono considerare stanziali? Com’è evoluta la situazione dell’allevamento ovicaprino in Ticino (aziende di base e alpeggi) nell’ultimo decennio ed è possibile ipotizzarne le cause?
  2. La necessità di una maggior informazione nei confronti delle autorità comunali e degli allevatori. Sollecitiamo a breve (entro metà aprile) l’organizzazione di due serate informative con gli allevatori delle rispettive regioni: una in Valle di Blenio e una in Vallemaggia.
  3. Sollecitiamo l’elaborazione a breve di un regolamento urgente per poter elargire degli aiuti in caso di stabulazione forzata o impossibilità/ritardo nell’estivazione degli animali all’alpeggio o nelle stazioni intermedie.
  4. Chiediamo di verificare seriamente l’eventualità di una richiesta urgente di regolazione preventiva dei lupi nelle zone sopracitate. Siamo coscienti che la legislazione inerente i grandi predatori sia di competenza della Confederazione. Tuttavia ciò non vieta a ogni cantone di farsi parte attiva nella risoluzione della problematica e di mettere in atto ulteriori azioni (pur che non siano in contrasto con le leggi federali) e aiuti per cercare di far fronte a una situazione che rischia di far scomparire nello spazio di pochi anni la pastorizia tradizionale in Ticino.
  5. Chiediamo infine maggior attenzione per la tematica e una migliore informazione che possano davvero trasmettere ai cittadini la consapevolezza che lo Stato pensa anche alla loro sicurezza. Il tempo delle affermazioni inutilmente tranquillizzanti ci sembra ampiamente scaduto.

Confidando nella vostra massima attenzione, vi porgiamo inostri distinti saluti

Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori

Lupi in Valle Mesolcina, Valle di Blenio ed ora in Valle Rovana: la linea rossa è superata.

Un’altra predazione di bestiame in Ticino: una delle tante e non sarà l’ultima.  Potrebbe quindi anche non far notizia. La verità è che la dinamica continua a peggiorare: questa volta è avvenuta all’interno di una recinzione metallica, a 50 metri dalle abitazioni e da parte di ben tre lupi che sono stati visti fuggire questa mattina alle sei dal proprietario dell’azienda. Proprietario scosso e scoraggiato dall’avvenimento al quale va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno.

Erano alcune settimane che dalla Valle Rovana giungevano notizie preoccupanti: avvistamenti notturni, predazione di selvatici, informazioni che i lupi erano più di uno, lettera al Consiglio di Stato da parte delle autorità comunali e patriziali di Campo Vallemaggia.
In Alta Valle di Blenio purtroppo la situazione è analoga: predazione di selvatici a Olivone e ad Aquila, vicino o all’interno degli abitati, foto notturne di lupi a scadenze regolari da dicembre a marzo, risoluzione del Consiglio comunale di Blenio e del municipio, lettere al Consiglio di Stato da parte della locale Società agricola.
In Val Mesolcina la situazione non è migliore, anzi: nei primi tre mesi dell’anno vi sono state anche predazioni di animali domestici, numerosi avvistamenti e perfino due lupi che hanno aggredito un cane nel cortile di un’azienda agricola, salvato da un coraggioso intervento del proprietario.

In complesso finora gli attacchi agli animali da allevamento sono stati pochi, poiché questi sono rinchiusi nelle stalle o in recinzioni a prova di lupo. Ma “domani”non sarà più così. È giunto il momento del pascolo primaverile, tanto atteso da tutti gli erbivori, e poi quello estivo.
Le autorità cantonali finora si sono limitate a … constatare e a …tranquillizzare. I guardiacaccia arrivano solleciti a constatare il fatto e stendono il relativo rapporto per il risarcimento dei capi uccisi; poi aumentano il numero delle fototrappole e le ronde per conoscere “meglio” l’evolversi della situazione.
Di fronte alle nostre ripetute richieste, la risposta è sempre la stessa: “siamo coscienti dell’importanza dell’allevamento di bestiame minuto in Ticino, ma la competenza nella gestione dei grandi predatori è della Confederazione”.

E così ogni anno diverse aziende agricole smettono, gli alpeggi caricati con capre e pecore nell’ultimo decennio sono diminuiti del 23 % e gli animali alpeggiati in percentuali simili.

Abbiamo chiesto alle autorità cantonali di presentarsi di fronte agli allevatori della Val di Blenio e a quelli della Valmaggia per informarli su come affrontare la prossima stagione di pascolo. Con quali modalità e quali aiuti, ammesso che l’allevamento sia davvero importante. Poi dovrà essere il caso di altre regioni, perché l’espansione del lupo continua e accelera. Siamo in attesa di una risposta.

Rimangono però altri interrogativi che finora sono rimasti senza risposta. Se l’allevatore che ha visto i lupi nel suo recinto di ovini avesse sparato, come sarebbe finita? Se i lupi che predano vicino alle abitazioni (e non si tratta di un unico esemplare) si mostrassero aggressivi nei confronti di qualche persona, su chi cadrebbe la responsabilità? Se un allevatore esasperato scaricasse i propri animali uccisi davanti al palazzo governativo, si chiamerebbe la polizia? E quando non vi saranno più alpi caricati con ovini e caprini, si dirà che la competenza era della Confederazione?

Siamo giunti al limite della tolleranza. O le autorità cantonali e federali intervengono in modo efficace a limitare il numero dei lupi, oppure sarà la fine della pastorizia. Nel frattempo si dovrà assistere impotenti a numerosi altri fatti incresciosi, a qualche trasgressione, a tensioni, paura, sofferenze. Magari anche a qualche incidente ai danni delle persone. In tal caso lo Stato sarà perseguibile per lesioni colpose?

Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori

Falò di solidarietà

Venerdì 17 settembre allevatori e organizzazioni agricole di vari paesi europei accenderanno dei falò per sensibilizzare le autorità e l’opinione pubblica sulla problematica dei gravi danni provocati alla pastorizia dall’espansione incontrollata dei lupi.

In Ticino l’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori esporrà uno striscione a Biasca, via dei Rodari, presso l’azienda La Pecorella, ben illuminato e visibile dall’autostrada.

A partire dalle ore 20.00 allevatori e persone che condividono l’azione sono invitati a ritrovarsi sul posto per un momento di condivisione.

Per qualsiasi informazione rivolgersi al recapito telefonico 079 412 32 17.

Gli attacchi sopravvenuti durante quest’estate, anche in greggi protetti, in Val di Blenio, Leventina, Valmaggia e nel Luganese pongono a tutti l’interrogativo circa il futuro dell’allevamento ovicaprino e dell’alpicoltura in genere.

Striscioni di sensibilizzazione

In occasione del transito del Giro d’Italia e del Tour de Suisse sulle regioni alpine, alcune organizzazioni che operano in difesa degli allevatori ne hanno approfittato per sensibilizzare la carovana e il pubblico sulla problematica dei danni provocati all’allevamento e alla cultura alpina dall’espansione del lupo.

Per il Giro d’Italia sono stati attivi soprattutto il Comitato a salvaguardia degli allevatori del Verbano-Cusio-Ossola (a Verbania) e la nostra Associazione per un territorio senza grandi predatori (a Mesocco).

Per il Tour de Suisse ancora la nostra Associazione ticinese e quella grigionese.

Il nostro striscione era esposto sopra Olivone ed è stato tagliato a metà giovedì scorso in tarda serata da persone evidentemente irrispettose dell’opinione altrui. Ha comunque potuto essere riparato ed è rimasto in loco per le due tappe che sono transitate dalla strada del Lucomagno (11.06 e 13.06).

Gli striscioni grigionesi, in tedesco e in romancio, sono stati istallati nella zona di Disentis e sul Passo dell’Oberalp per tre tappe (11.6, 12.6 e 13.6).

I molti che sono transitati sui passi accompagnando i giri ciclistici hanno certamente notato gli striscioni e qualche domanda se l’avranno posta. Qualcuno esternava con gesti il proprio sostegno alla nostra azione. Altri ci hanno scritto. Segni di incoraggiamento e di condivisione che ci permettono di superare lo sconcerto per l’atto vandalico subito.

 

Mozione: salviamo l’allevamento ovicaprino in Ticino

15.3.2021 – Mozione: salviamo l’allevamento ovicaprino in Ticino

 

Premessa generale

Sono trascorsi quasi vent’anni dalla prima predazione da parte di un lupo in Ticino e da allora gli allevatori di bestiame minuto sono stati confrontati ogni anno con la morte di parecchi animali, con l’incertezza e l’ansia che ogni giorno possa succedere qualcosa, con la consapevolezza che animali al pascolo ed espansione dei grandi predatori sono due realtà inconciliabili e con la certezza che le misure di protezione proposte dalle autorità sono poco efficaci e in molti casi nemmeno applicabili.

D’altra parte in questi vent’anni il numero di lupi è fortemente aumentato sia in Ticino, ma soprattutto nelle regioni confinanti e questo non può che creare un senso collettivo di negatività che porta alla chiusura ogni anno di diverse aziende agricole soprattutto di montagna, poiché “il futuro sarà peggio del passato”.

La Confederazione e il Cantone hanno cercato di rispondere a questa problematica con diversi atti legislativi, con aiuti finanziari, con studi e approfondimenti vari; parecchi parlamentari hanno espresso in molte occasioni l’insoddisfazione per i risultati ottenuti e proposto modifiche legislative di diverso genere.

Dopo vent’anni di disagi, tensioni, avversità e di fronte a una situazione sempre più insoddisfacente da tutti i punti di vista, è quindi opportuno tracciare un quadro generale della problematica e cercare di proporre qualche soluzione nuova poiché questo rapido aumento della popolazione di lupi nelle zone di montagna aumenta ancora di più la pressione sull’agricoltura, l’economia alpestre e il turismo alpino. La situazione è già oggi così precaria e tesa, che gli alpeggi devono essere scaricati prematuramente o persino non caricati. La bocciatura della revisione della legge sulla caccia nella votazione popolare del settembre 2020 ha peggiorato ulteriormente la situazione. Il rischio che diverse aziende alpestri abbandonino le loro attività è estremamente elevato. Lupi singoli o branchi di lupi si potranno incontrare all’interno o nei pressi degli insediamenti. In effetti, la paura naturale degli umani da parte di un numero sempre crescente di lupi è andata ormai perduta. Aumentano i conflitti nelle aree insediative e per quanto concerne le attività turistiche. Senza contromisure si rischia lo spopolamento accelerato di intere valli e la decadenza di molti alpeggi lungo l’intera area montana. La conseguenza di tutto ciò è un aumento dei pericoli e degli effetti ancora sconosciuti nella difesa dai pericoli naturali.

Il Governo federale è sotto pressione e deve agire a livello di ordinanze per mettere i primi paletti di una regolazione semplificata dei lupi e per rallentare la loro diffusione incontrollata anche negli insediamenti. Inoltre, le finanze federali devono essere aumentate in modo massiccio per compensare le misure di protezione delle greggi, senza però imporre ulteriori oneri ai Cantoni.

 

Il territorio ticinese

La morfologia del territorio del Canton Ticino è molto ben conosciuta, tuttavia un accenno è necessario per introdurre alcuni punti determinanti per quanto verrà trattato in seguito.

Oltre i 500 metri di altitudine si sviluppa circa l’83% della superficie cantonale. Un territorio che, rispetto ad altri Cantoni svizzeri e ad altre regioni di nazioni confinanti, è composto, al di fuori del fondovalle, soprattutto da pendii ripidi, rocciosi e boscati intercalati da brevi pianori prativi (i villaggi su terrazzi e i monti). Ad altezze più elevate sono frequenti avvallamenti di varia estensione dove non mancano, assieme a pascoli utili per la pastorizia, pietraie, rocce, zone arbustive e boscate (in altre parole, gli alpeggi). I dislivelli tra i villaggi, i monti e gli alpeggi sono in genere elevati e questi ultimi sono raramente accessibili tramite strade carrozzabili.

 

Un territorio altamente antropizzato e adatto alla pastorizia

Nonostante questo territorio tanto montagnoso e impervio, nei secoli passati esso è stato in larga misura trasformato dalle attività umane a causa della forte pressione demografica. All’inizio del Novecento in Ticino si contavano ancora circa 400 alpi caricati dove si alpeggiavano ogni estate 11’620 vacche da latte, 29’152 capre, 5’768 pecore e 5’859 bovini giovani (1).

Per la fascia dei monti non vi sono statistiche in merito, ma ricerche locali hanno evidenziato uno sfruttamento intenso fin verso il 1960 (2).

Negli ultimi decenni l’attività pastorizia su questo territorio è diminuita in modo importante, ma rappresenta ancora una possibilità di vita e lavoro per diverse famiglie e soprattutto è apprezzata da molte persone. Attualmente in Ticino gli alpeggi caricati sono ancora 189 sui quali ogni estate pascolano 3’800 vacche da latte, 5’962 capre munte (+3’152 altre capre) e 9’236 pecore adulte (3).

Un territorio molto ricercato e fondamentale nell’ambito del turismo escursionistico, interessante dal punto di vista culturale (un esempio avvincente dell’adattamento dell’uomo in passato a condizioni ambientali estreme), prezioso per la biodiversità che offre e sostenuto finanziariamente dallo Stato (pagamenti diretti agli agricoltori, politica regionale, sostegno per migliorie alpestri e strade forestali). Senza dimenticare i prodotti di grande qualità, spesso caratterizzati da importanti marchi di valenza federale (p. es. Marchio Ticino regio.garantie) che vengono fabbricati sugli alpeggi, ricercati e apprezzati da tutta la popolazione.

Utile è pure rilevare come le dimensioni delle aziende di base e di quelle alpestri siano a misura di questo territorio molto frammentato e limitato.

Nel 2017 la media delle capre munte delle 160 aziende è di 44 capi; quella delle pecore adulte (189 aziende) pure, mentre i 69 alpi caricati con pecore avevano una media di 134 pecore adulte e i 66 alpi di capre munte una media di 86 capi.

Purtroppo l’abbandono di questo territorio da parte dell’uomo è continuato anche negli ultimi vent’anni: il numero degli alpeggi caricati con capre e pecore dal 2009 al 2017 è diminuito del 25% mentre il numero degli animali alpeggiati del 15% circa. Nello stesso periodo il numero delle aziende di base è diminuito del 19%, mentre gli ovini allevati dell’11% e le capre munte del 2% (3).

Così ora a rendere vivo e a occuparsi della cura di questo impervio territorio sono rimasti in pochi: in particolare gli alpigiani che sugli alpeggi caricati con mucche e capre vi trascorrono tutta l’estate seguiti dai responsabili delle capanne alpine, dagli allevatori di ovini non custoditi e dagli addetti alla manutenzione dei sentieri.

 

Espansione del lupo

Il lupo è ricomparso in Ticino nel 2001 dopo 130 anni dall’ultima uccisione, con relativa taglia, dell’ultimo lupo ottocentesco (4).

Dal 2001 vi sono stati soltanto due anni senza predazioni (2002 e 2009).

Nei primi quindici anni si trattava di pochi lupi erranti; dal 2015 invece si è formata anche in Ticino una coppia stabile con la relativa cucciolata annua (Val Morobbia) così che nel 2017 si potevano stimare 11 lupi presenti in Ticino (5).

La situazione sta aggravandosi proprio in questi ultimi anni: nel 2020 si sono contati ben 20 predazioni accertate in Ticino distribuiti in quasi tutti i distretti. Un numero di eventi che non si era mai verificato negli anni passati dovuto verosimilmente all’aumento esponenziale di branchi e lupi erranti nelle regioni confinanti con il nostro Cantone (provincia Verbano-Cusio-Ossola; Cantoni Grigioni, Uri e Vallese) oltre naturalmente al branco della Morobbia.

 

Conflitti con la pastorizia

I dati ufficiali, che comprendono solo una minima parte di ciò che realmente sta accadendo, mostrano che tra il 2001 e il 2020 il lupo in Ticino ha effettuato 99 attacchi e ha predato 364 capi di bestiame domestico di cui il 75% ovini e il resto caprini. Se nel primo decennio i capi predati non raggiungevano la decina, in seguito ci sono stati anni molto più problematici (54 capi nel 2015; 27 nel 2017; 47 nel 2019; 59 nel 2020).

Le predazioni sono avvenute in tutti i mesi dell’anno. Nei mesi primaverili (aprile – maggio) si è avuta una media di 36,5 capi; in estate 37,2 capi mentre in inverno 18 e in autunno una trentina di capi ogni mese (6; Tabella 1 – Predazioni lupo in TI per anno; Tabella 2 – Analisi predazioni 2001 – 2020).

 

Soluzioni sperimentate finora per proteggere le greggi

Prima ancora della predazione iniziale di Monte Carasso, si era costituito in Ticino un Gruppo di lavoro composto da rappresentanti di diversi enti che, con il sostegno della Consulenza agricola e il coordinamento dell’Unione Contadini Ticinesi, aveva svolto un’inchiesta presso 791 allevatori di bestiame minuto (412 i formulari rientrati) conclusa con un rapporto sullo stato dell’arte (7).

Nel 2003 il Cantone aveva dato mandato al sig. Piermaria Piattini di svolgere una ricerca di più ampio respiro nell’ambito del “Service romand de vulgarisation agricole”. Anche in questo caso si erano svolte delle inchieste, raccolti numerosi dati sulle aziende, promossi dei seminari e ipotizzato delle soluzioni (8).

Una breve sintesi della ricerca era stata pubblicata nel 2005 con alcuni consigli per gli allevatori (9).

Nel 2003 era stato istituito anche il Centro di competenza greggi Ticino (Cecoti) la cui coordinatrice è stata la signora Chiara Solari Storni che ha operato fino al 2008 in collaborazione con il Coordinamento protezione greggi in Svizzera (vedi rapporti annuali).

In questo ambito dal 2002 al 2008 era stato sperimentato sugli alpi del Patriziato di Preonzo un alpeggio collettivo custodito da un pastore con cani da conduzione raggruppando oltre 500 ovini di 15 diversi proprietari. Predazioni non ve ne erano state, anche perché il numero di lupi era molto più basso di oggi, tuttavia le perdite di animali non erano state inferiori a un alpe non custodito mentre le difficoltà di gestione e di carattere finanziario erano risultate parecchie.

Ancora nel 2014 il Cantone e la Confederazione avevano dato mandato ad Agridea di svolgere una ricerca sulle possibili misure di protezione che si potrebbero mettere in atto nei vari tipi di gestione dei piccoli ruminanti in Ticino. Ricerca condotta dal sig. E. Nucera e collaboratori negli anni successivi su 20 aziende e 20 alpeggi (10), che ha dimostrato come 2/3 degli alpeggi considerati non sia proteggibile con delle misure di protezione delle greggi applicabili e efficaci.

Infine, un esame di tutte le aziende ticinesi da parte di un collaboratore della Consulenza agricola per valutare la proteggibilità delle stesse e le possibili misure da adottare è in fase di attuazione.

 

Tutto ciò che è stato ideato e esperimentato in questi primi 20 anni di presenza del lupo in Ticino e in Svizzera si basa sul principio che il lupo è un animale strettamente protetto (Convenzione di Berna del 1979) e che quindi l’unica soluzione per evitare predazioni è quella di proteggere le greggi da eventuali attacchi.

 

Gli obiettivi principali della Strategia Lupo Svizzera (11) sono infatti due:

  • creare le premesse necessarie affinché i lupi in Svizzera possano vivere e riprodursi come parte di una popolazione alpina;
  • impedire che la presenza del lupo comporti restrizioni inaccettabili nell’ambito dell’allevamento convenzionale e tradizionale di animali da reddito (raccomandazione del Consiglio nazionale del 2003).

 

Data la gestione dell’allevamento in Ticino che, come si è visto, si adatta perfettamente alla morfologia del territorio, questi due obiettivi si sono dimostrati inconciliabili. Infatti, finora, la Confederazione e il Cantone hanno proposto e in parte finanziato essenzialmente tre tipi di protezione:

 

  • L’allestimento di recinzioni elettrificate mobili (12).

L’esperienza pratica ha confermato in modo inconfutabile che ciò è possibile su poche aziende di fondovalle e su nessun alpeggio. Da aggiungere che eventi accaduti sia nel nostro Cantone che fuori di esso, hanno dimostrato che una recinzione elettrificata normale non protegge in modo efficace dal lupo. Significativo che nel novembre 2018 un lupo ha predato ovini all’interno di un recinto elettrificato montato a regola d’arte, mettendo in fuga le altre pecore, sul Piano di Magadino.

 

  • L’impiego di cani da protezione (13).

Anche in questo caso, le esperienze condotte finora hanno dimostrato che questa misura può essere applicata in pochissimi casi: presuppone la presenza continua di un pastore, una buona predisposizione dell’allevatore a interagire con i cani (non tutti i cani, anche se formati, in pratica si dimostrano adatti e efficaci; non tutte le persone sono in grado di gestire dei cani da protezione), la risoluzione di molti problemi soprattutto in rapporto ai turisti e al vicinato e, non da ultimo, un impegno finanziario non indifferente (14). Non è un caso se sono pochi in Ticino i gestori che hanno adottato questa soluzione. Alcuni di essi hanno persino desistito dopo alcuni anni di esperienze negative e a seguito di problemi di carattere giuridico. Infine ricordiamo che il cane da protezione permette di ridurre il numero dei capi predati, ma non li elimina del tutto.

 

  • La chiusura notturna delle greggi in stalla o in recinti a prova di lupo.

È una misura praticata dagli allevatori fin dalle prime predazioni negli anni 2000 anche se poco propagandata e sostenuta finanziariamente dalle autorità. È senz’altro efficace, ma presenta anch’essa grossi limiti. Sugli alpeggi non vi sono stalle adatte e le recinzioni possono essere fatte solo per gli ovini custoditi. Anche in questi casi, come si è verificato in Val Canaria durante l’estate 2019, è difficile trovare un terreno adatto. L’utilizzo ripetuto del medesimo recinto comporta la propagazione di malattie infettive, gli animali non possono pascolare di notte, a volte animali e pastori sono costretti a compiere lunghe e faticose trasferte giornaliere per raggiungere i pascoli e per rientrare nel recinto e la loro qualità di vita ne soffre. Per gli alpeggi con capre da latte, vi è il grosso problema aggiuntivo che per una buona produzione, le capre devono poter pascolare di notte, quando la temperatura è inferiore. In caso contrario, la produzione diminuisce e la salute degli animali ne risente. Durante la primavera e l’autunno è soluzione sempre più praticata, tranne che per le capre in asciutta, ma aumenta il carico lavorativo dell’allevatore, diminuisce la qualità di vita e la salute degli animali e non risolve il problema delle predazioni diurne.

 

La conclusione che si può trarre è che queste misure finora provate risultano per molte aziende inefficaci, finanziariamente insostenibili, inconciliabili con la morfologia del territorio e con la dispersione degli allevamenti e persino dannose per il benessere e la qualità di vita di animali e allevatori.

Una conclusione confermata anche in un documento recente della stessa Confederazione (15). I lupi predano ogni anno tra le 300 e le 500 pecore e capre. I loro attacchi colpiscono anche greggi protette da recinzioni o cani da protezione delle greggi dato che i lupi sono in grado di imparare come aggirare le misure di protezione.

 

Conclusioni

Per quanto riguarda il Canton Ticino si possono senz’altro riprendere le conclusioni espresse in occasione del Convegno citato (3):

  • Il settore ovicaprino è importante per le regioni di montagna.
  • Crea valore aggiunto a livello economico con i suoi prodotti quasi unici e di grande sostenibilità.
  • Concorre a mantenere famiglie attive sul territorio nelle regioni periferiche.
  • Frena l’avanzamento del bosco a vantaggio del paesaggio e della biodiversità.
  • Fa parte della tradizione e della nostra importante cultura rurale.

 

D’altra parte le conclusioni dello studio di Agridea (10), non lasciano spazi a molti dubbi sull’impossibile convivenza tra allevamento tradizionale ed espansione dei grandi predatori in Ticino:

  • Solo il 30% delle aziende visitate può proteggere efficacemente i propri animali senza adattamenti importanti.
  • Alpeggi a pecore: 90% degli alpeggi (60% degli ovini) non è custodito. Greggi troppo piccole per finanziare un pastore attraverso contributi d’estivazione.
  • Il periodo a rischio si protrae tutto l’anno ad esclusione del periodo invernale.
  • L’autunno è a rischio in particolare per le capre da latte in asciutta. Contatti meno frequenti, non ci sono più pastori, pascolo in zone morfologicamente difficili.

 

 

Proposte operative

Come primo punto riteniamo necessario esaminare se, nell’ambito della legislazione nazionale sulla caccia e in considerazione del dinamico sviluppo e della diffusione della popolazione di lupi, la sicurezza e gli interessi dei Cantoni coinvolti con la loro agricoltura di montagna e alpestre siano salvaguardati. In particolare per quanto riguarda:

  • le disposizioni e i regolamenti federali molto restrittivi,
  • il rapido aumento della popolazione di lupi in Svizzera,
  • le crescenti esigenze per quanto riguarda la protezione delle greggi e il conseguente abbandono delle aree di pascolo,
  • la crescente diffusione e presenza di lupi attorno e all’interno degli insediamenti. Oggi, mancano delle disposizioni di legge che consentano una rimozione rapida dei lupi.

 

Considerato quanto fin qui descritto, si propone al Consiglio di Stato di studiare anche soluzioni maggiormente incisive. In particolare è incaricato di:

 

  1. Sollecitare il Consiglio federale, in collaborazione con altri Cantoni, altrettanto toccati dal fenomeno, e con la Deputazione ticinese alle Camere federali affinché la richiesta di declassare il lupo da specie strettamente protetta a protetta già inoltrata dal Consiglio federale al Comitato permanente della Convenzione di Berna il 16 agosto 2018 sia affrontata ed evasa positivamente. Data l’espansione del lupo in tutti gli stati europei non vi è più nessuna ragione per mantenere la protezione assoluta del lupo decretata nel lontano 1979, quando la situazione era ben diversa da oggi.

 

  1. Richiedere al Consiglio Federale di adattare la legislazione in vigore sulla caccia, tenendo conto delle previsioni future per quanto riguarda le popolazioni di lupi e per salvaguardare la sicurezza della popolazione interessata.

 

  1. Aumentare l’aiuto finanziario del Cantone per sostenere maggiormente gli allevatori in occasione delle prevedibili future predazioni, attualmente non coperte da aiuti (spese per: foraggiamento straordinario, chiusura notturna delle greggi in stalla, scarico anticipato degli alpeggi, assunzione di un secondo pastore, ecc.).

 

  1. Richiedere alla Confederazione che venga ripristinato il Gruppo di pronto intervento già sperimentato negli scorsi anni che agiva con cani da protezione nel caso di attacchi sugli alpeggi.

 

  1. Fintanto che il Progetto di pianificazione delle misure di protezione degli alpeggi e di mappatura delle zone di vago pascolo in Ticino non sia concluso, farsi promotore verso la Confederazione affinché tutti gli alpeggi caricati con ovini non custoditi e gli alpeggi caricati con caprini, siano definiti “non proteggibili”.

 

  1. Ben coscienti che il lupo crea problemi ovunque dove vi sono animali al pascolo, considerata la particolare situazione del Ticino (zone particolarmente impervie, greggi di piccole dimensioni, vago pascolo) ripresentare alla Confederazione un’istanza affinché in Ticino, come già raccomandato dal Gran Consiglio nel lontano 2010, siano “definiti in tempi brevi differenti gradi di sensibilità del territorio al ritorno del lupo e che di conseguenza vengano stabilite soglie d’intervento differenziate, molto più sensibili e rapide per il nostro Cantone” (16).

 

  1. Infine, considerato come anche in Svizzera i lupi tendono ad avvicinarsi sempre più alle abitazioni, alle fattorie e alle vie di comunicazione nonché a spostarsi anche di giorno dimostrando di aver perso la loro natura selvaggia e il timore per l’uomo, dare inizio, in collaborazione con le Autorità federali, agli approfondimenti necessari per verificare l’applicabilità delle seguenti misure attive:
  • Tiri di inselvatichimento.

In Francia questa forma di dissuasione viene denominata “tirs d’effarouchement”. Si tratta di permettere ai guardiacaccia e agli allevatori designati il tiro con pallottole non letali allo scopo di allertare in maniera attiva il lupo a non avvicinarsi alle greggi al pascolo e agli abitati e a desistere dalle predazioni. È stato appurato che grazie a un’intelligenza spiccata il predatore percepisce rapidamente la situazione e desiste altrettanto rapidamente dall’avvicinarsi a zone abitate o a greggi. Il Governo è quindi sollecitato a chiarire la compatibilità di questa opzione con l’Ordinanza della Legge sulla caccia e se del caso a chiederne un emendamento e ad allestire le basi legali e i dispositivi necessari a questo tipo di intervento.

  • Tiri di contenimento.

Secondo modifiche mirate alla Legge federale sulla caccia e alle relative ordinanze, dovrebbe essere possibile procedere a operazione di contenimento della popolazione di lupi stanziali. Il Governo è quindi sollecitato a porre le condizioni per un monitoraggio a tappeto e a un censimento capillare dei predatori in circolazione. Il Governo è altresì invitato ad allestire un dispositivo legale per questo tipo di intervento.

 

  1. Sempre con lo scopo di tener lontano i lupi dai greggi al pascolo, si propone di dare mandato a un istituto di ricerca designato affinché approfondisca la fattibilità della invenzione e della messa in atto di nuovi mezzi tecnologici di dissuasione. La posa di dissuasori visivi e acustici già sperimentata da anni in Francia ha dimostrato una certa efficacità soltanto a breve termine. I lupi in genere si abituano facilmente a questi tipi di disturbo e con il trascorrere del tempo non servono a tenerli lontani dalle greggi (17). Sarebbe quindi interessante ideare e testare altri mezzi tecnologici che possano essere di dissuasione a un eventuale attacco alle greggi.

 

Firmatari: Sem Genini, Sergio Morisoli, Lea Ferrari, Sara Imelli, Fabio Schnellmann, Giovanni Berardi, Eolo Alberti, Sabrina Gendotti, Alessandro Speziali, Mauro Minotti, Roberta Soldati, Omar Terraneo, Lorenzo Jelmini, Giacomo Garzoli, Aron Piezzi, Daniele Pinoja, Luigina La Mantia, Alessandro Gnesa, Fabio Battaglioni

 

 

 

 

Letteratura citata:

  • Merz, Gli alpi del Canton Ticino, Soletta, 1911.
  • Donati, Monti, uomini e pietre, ed. Dadò, 1992.
  • Ferrari, L’allevamento ovicaprino in Ticino negli ultimi vent’anni: potenzialità e criticità; relazione al Convegno del 25 novembre 2017 quale futuro per l’allevamento ovicaprino in Ticino?
  • Barelli, Lupi, orsi,linci e aquile, ed. Jam, 2005.
  • Celio, L’espansione del lupo e le relative conseguenze; relazione al Convegno del 25 novembre 2017 quale futuro per l’allevamento ovicaprino in Ticino?
  • Dati Ufficio caccia e pesca, rielaborati (vedi tabella 1 e tabella 2, allegati).
  • VV. Metodi di custodia e perdite di bestiame nel Canton Ticino (Svizzera), 2000.
  • Piattini, Allevamento ovi-caprino e ritorno del lupo nel Canton Ticino, 2004.
  • Piattini e C. Solari, Vivere con il lupo, 2005.
  • Analisi strutturale per la messa in opera di misure di protezione delle greggi in Ticino, 2017.
  • UFAM Strategia Lupo Svizzera. 2016 (aggiornamento allegati 2018).
  • VV. Recinti di protezione contro il lupo (scheda tecnica), ed. Agridea, 2013.
  • UFAM, Aide à l’exécution sur la protection des troupeaux, 2019.
  • Testimonianze di E. Monaco e M. Cominelli al Convegno del 25 novembre 2017 quale futuro per l’allevamento ovicaprino in Ticino?
  • Il lupo in Svizzera, Scheda informativa, UFAM, 27.02.2020.
  • Rapporto della Commissione speciale bonifiche fondiarie dell’8 marzo 2010. 6046 R 6083 R.
  • Revelin, Les enjeux du pastoralisme face aux loups, Editions 7, 2017, cap. 13.